La Polizia di Stato di Trieste sta concludendo una lunga indagine contro le false assunzioni effettuate da imprenditori cinesi per consentite l’ingresso di loro connazionali in Italia.La Squadra Mobile di Trieste sta perquisendo le abitazioni e le sedi di trenta aziende gestite da cittadini della Repubblica Popolare Cinese, per acquisire documenti a riprova dell’assunzione fittizia di centinaia di cittadini cinesi che hanno beneficiato illecitamente di un permesso di soggiorno per lavoro subordinato.
Le indagini hanno dimostrato che i datori di lavoro assumevano solo sulla carta i loro connazionali, che una volta arrivati in Italia non prestavano alcun lavoro per l’impresa, ma potevano rimanere nel nostro paese in quanto muniti di valido permesso di soggiorno.l’inchiesta è partita alla fine dello scorso anno dal sequestro di oltre cinquecento istanze presentate alla Prefettura di Trieste, da numerose imprese gestite da cittadini cinesi con sede legale a Trieste e filiali a Prato, Genova e Brescia.
La richiesta di assunzione di un elevato numero di dipendenti da parte delle aziende sottoposte ad indagine risultava, all’esame effettuato dagli investigatori, assolutamente incompatibile con l’esiguo fatturato dichiarato al fisco.Al blitz effettuato questa mattina hanno partecipato 70 poliziotti della Questura di Trieste e del Reparto Prevenzione Crimine di Padova, con la collaborazione del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Trieste per la verifica degli aspetti fiscali delle imprese finite nell’inchiesta.
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