MEDIO ORIENTE -- l’esercito israeliano ha iniziato a rimandare a casa i riservisti mobilitati per l’attacco a Gaza, che pareva imminente e è invece rimasto in sospeso.
Il primo ministro Ariel Sharon aveva dato il via alla preparazione dell’operazione, che doveva avvenire in risposta all’attentato di martedì a Rishon Letzion in cui sono morte 16 persone. Secondo le autorità israeliane, infatti, l’attentatore era di Gaza.
I carri armati israeliani sono rimasti però schierati al confine con Gaza insieme a uomini dell’esercito in attesa di un ordine che non è mai arrivato, mentre decine di migliaia di manifestanti a Tel Aviv chiedevano il ritiro israeliano dai territori palestinesi. E nei giorni scorsi, voci di dissenso nei confronti di un'operazione militare a Gaza si erano levate anche all’interno dello stesso governo. Intanto, domenica, un palestinese ha sparato al suo datore di lavoro israeliano, uccidendolo, vicino all’insediamento di Rafiah Yam, a Gaza. l’uomo, secondo quanto hanno riferito le autorità israeliane, stava mettendo insieme un gruppo di palestinesi - fra i quali si trovava anche l’uomo che ha fatto fuoco - per portarli a lavorare in un insediamento israeliano. Subito dopo l’incidente, le autorità israeliane hanno arrestato il palestinese.
Sempre domenica, infine, a Tel Aviv si attende il voto del comitato centrale del Likud su una risoluzione contro la costituzione di uno stato palestinese. La risoluzione rappresenta un cambio di rotta rispetto alle posizioni ufficiali assunte finora da Ariel Sharon.
Intanto a Betlemme, si è celebrata alla chiesa della Natività la prima messa domenicale dalla fine della crisi. Il rito ortodosso è stato celebrato nella basilica, mentre quello cattolico romano si è tenuto nell’adiacente chiesa di Santa Caterina.
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