GERUSALEMME -- Prepararsi a espellere forzosamente Arafat, ma non subito. Il gabinetto di sicurezza israeliano ha ordinato all’esercito di preparare un piano per cacciare l’anziano leader dell’Anp, ma il provvedimento resta per ora "in linea di principio", in attesa di essere effettivamente eseguito.
La reazione palestinese non si è fatta attendere. Nabil Abu Rudeina, uno dei più stretti collaboratori di Yasser Arafat, ha tuonato che Israele pagherà cara la scelta.
Una decisione considerata infelice anche dal presidente egiziano Hosni Mubarak, in visita in Italia.
Perplessità anche dagli Stati Uniti. La posizione dell’amministrazione Bush, afferma il portavoce del Consiglio di sicurezza americano, Sean McCormack, rimane la stessa di sempre: l’espulsione di Arafat non è "utile" al processo di pace.
Il responsabile per la politica estera e della sicurezza della Unione Europea, Javier Solana, si dice "fortemente preoccupato" per la il provvedimento israeliano. Lo ha reso noto il suo portavoce.
"Siamo al punto in cui dobbiamo fare qualunque cosa per evitare azioni che potrebbero condurre a un'escalation (della violenza) e esacerbare la tensione", ha detto Christina Gallach, la portavoce di Solana.
Arafat stesso non tarda a reagire. "Questa è terra santa, nessuno può cacciarmi di qui, possono solo uccidermi".
Il quartier generale di Arafat a Ramallah è tornato, questa mattina, sotto l’assedio dell’esercito israeliano che già per mesi lo aveva circondato.
Il portavoce della Jihad islamica, Khaled al-Batch, afferma che la decisione non sarà accettata in silenzio e che rafforzerà la resistenza palestinese.
Secondo gli israeliani, Arafat ha fomentato gli attentati che hanno interrotto la tregua stabilita il mese scorso con Hamas e le altre organizzazioni armate palestinesi. La sua presenza sarebbe "un ostacolo al processo di pace".
l’ex primo ministro israeliano Simon Peres, in visita a Washington, si è detto del tutto contrario alla decisione.
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