A fornire questa drammatica stima è il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) che a 10 anni dalla legge 257/92 ha organizzato a Roma un incontro " terminato il 28 novembre - per fare il punto della situazione.
Greci e romani ne facevano abbondante uso, ignorandone la pericolosità . Oggi il problema dell’amianto è riuscire a smaltirlo, visto che sulla nocività di questo materiale "incorruttibile, inestinguibile e resistente al fuoco" non ci sono più dubbi. Un problema grave, se si considera che sul territorio italiano ci sono ancora 2,5 miliardi di metri quadri di coperture di eternit pari a 32 milioni di tonnellate di cemento amianto e molte tonnellate di amianto friabile, per un totale di amianto puro di circa 8 milioni di mc, di cui l’80% crisotilo e il 20% altri minerali.
A lanciare l’allarme è un convegno promosso dal Consiglio Nazionale delle Ricerche nell’ambito dei lavori della Commissione di Studio per il coordinamento delle iniziative del CNR nel campo dell’amianto e della sua dismissione e sostituzione: "Era assolutamente necessario " spiega Anna Marabini, coordinatrice della Commissione " analizzare quanto resta da fare in Italia a 10 anni dall’approvazione della legge 257/92, che lo ha messo al bando, perché la situazione è ancora a rischio. L’amianto ha infatti determinato un forte incremento delle malattie respiratorie quali asbestosi, mesotelioma pleurico e carcinoma, polmonari e bronchiali: questi ultimi, in particolare sono oltre 1500/anno e si presume aumenteranno fino a 20-30.000 nei prossimi cinque anni tra le persone precedentemente esposte nell’ambiente di lavoro o nell’ambiente di vita".
Quando ancora non se conoscevano le conseguenze dannose, l’amianto è stato usato in maniera indiscriminata: basti pensare che entra nella composizione di oltre 3000 prodotti, alcuni di uso molto comune come tramezzi, tetti, condutture di acqua potabile, intercapedini e stucchi, mastici, sigillanti, pasticche dei freni, corde e tessuti. Una situazione che coinvolge tutto il territorio nazionale, con punte in Piemonte (regione che ha registrato negli anni la maggiore produzione europea di amianto) e in Val d’Aosta, così come in molti poli industriali delle grandi città e in quelli dismessi dove esistevano impianti della Società ETERNIT.
"Per fortuna " sottolinea la Marabini " esistono procedure di rimozione, impianti di smaltimento e processi chimico-fisici di trattamento, ma occorre un grande sforzo congiunto del sistema ricerca e delle industrie per procedere alla sperimentazione e industrializzazione di processi di inertizzazione e riciclo dei materiali contenenti amianto e alla progettazione mirata di quelli sostitutivi innocui ed economicamente commerciabili".
Per ulteriori informazioni: Anna Marabini 335-6173478
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