Fino a oggi in Italia sono stati depositati 5 milioni di chilometri di fibra ottica per cablare le maggiori città . Cifre incoraggianti, che farebbero pensare a un possibile boom di accessi alla Rete superveloci per tutti.
In realtà le cose stanno diversamente. Di questi 5 milioni di chilometri, spiega Maurizio Decina, docente di Reti per le telecomunicazioni al Politecnico di Milano, solo 250 mila sono attivi, quelli occupati dagli 850 mila utenti che attualmente dispongono di una connessione a banda larga.
In altri termini, solo il 5 per cento dei cavi ottici posati nel nostro Paese viene utilizzato. Cifra che scende al 2 per cento per le dorsali di fibra transoceaniche.
Tutto il resto è dark fiber, come viene chiamata la fibra spenta e desolatamente vuota, quindi oscura. Come si spiega questo spreco? La fibra ottica viene depositata in quantità superiori alle esigenze del momento per ridurre i costi di eventuali, future cablature, ora bloccate dalla recessione e dalla crisi della net economy. I cavi però restano.
Da chi e come verranno usati, in attesa che cresca la domanda di collegamenti? Qualcuno teme che finiscano nelle mani di pirati informatici malintenzionati. Ed è anche per questo che molte associazioni attive in Rete, come l’americana Democraticmedia.org e l’italiana Network chiedono la distribuzione equa e solidale dei bit alle organizzazioni di volontariato e ai progetti di sviluppo nel Terzo mondo.
a cura di Anna Capasso
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