L’estate del 2004 è stata piuttosto fresca, eppure il 23 luglio il largo uso di condizionatori ha determinato un picco di domanda elettrica di 53.507 megawatt, solo lo 0,18% meno del picco invernale di 53.606 megawatt, registrato il 16 dicembre. L’ulteriore diffusione degli impianti di condizionamento e l’attesa di un’estate meno clemente di quella dello scorso anno fanno prevedere che nel 2005, per la prima volta, il picco di consumo estivo supererà quello invernale.
“I picchi estivi sono più temuti di quelli invernali perché le alte temperature rendono più difficoltosi la produzione e il trasporto di elettricità ”, dice Francesco Gullì dello Iefe, l’Istituto di economia e politica dell’energia e dell’ambiente dell’Università Bocconi. “Per quanto riguarda la produzione, tre fattori contribuiscono a una riduzione di circa il 5% della capacità disponibile: la minore efficienza nel raffreddamento dovuta alla temperatura delle acque; la minore portata dei fiumi sfruttati per l’idroelettrico; il minore rendimento degli impianti. Ancora più importante è la riduzione della capacità di trasporto delle linee, che può arrivare al 16%, con effetto soprattutto sulle importazioni”. Lo scorso anno il saldo tra import ed export di energia è pesato per il 14,2% del consumo nazionale, secondo i dati provvisori del Gestore rete trasmissione nazionale (Grtn).
L’allarme blackout di un paio di anni fa è, comunque, quasi completamente rientrato, grazie all’apertura di nuove centrali e a una crescita della domanda inferiore al previsto. “Il consumo di energia è uno dei migliori (e tempestivi) indicatori dell’andamento di un’economia”, dice ancora Gullì, “e ce ne siamo resi conto ancora una volta: a una domanda inferiore alle attese nel 2004 è corrisposta l’ufficializzazione dello stato di recessione, coi dati sul pil resi pubblici nei mesi successivi”.
Se, da una parte, l’installazione di nuovi impianti di condizionamento è indice di ricchezza e di cambiamento negli stili di vita, si deve paradossalmente ringraziare la recessione se il consumo aggiuntivo non comporta rischi troppo elevati.
Gli esperti ritengono ragionevole un margine di riserva pari al 7-8% della domanda di picco, e l’Italia si attesta già intorno al 9%. “Mentre nell’estate del 2003 si è dovuto ricorrere persino a un decreto che consentisse l’innalzamento della temperatura delle acque dei fiumi, per non chiudere gli impianti che le utilizzano per il raffreddamento, nel 2004 c’è stato solo un brevissimo allarme subito rientrato e il 2005 dovrebbe essere l’ultimo anno a rischio, sebbene limitatissimo”, dice ancora Gullì.
Fabio Todesco
Ufficio Stampa
Università Bocconi
fabio.todesco@unibocconi.it
Barbara Orlando
Responsabile Ufficio Stampa
Università Bocconi
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