L’80% dei ragazzi che vive nel Fortore-Alto Tammaro, in provincia di Benevento, sarebbe disposto ad abbandonare il proprio paese solo perché non soddisfatto delle opportunità che ha per il proprio tempo libero: il 73% lo trascorre infatti al bar, il 18% presso associazioni locali, il 12% a scuola e appena l’11% in parrocchia. Da un’analisi con oltre 250 interviste emerge una forte insoddisfazione dei ragazzi, che in maggioranza dichiarano di lavorare nel tempo extrascolastico: per il 37% durante la settimana e per il 13% nel week end.
Sono alcuni dati che emergono dalle ricerche svolte nell’ambito del progetto triennale “Nuove forme di occupazione e orientamento nei territori rurali”, che l’Istituto di Biometeorologia (Ibimet) del Consiglio nazionale delle ricerche ha condotto con il finanziamento del Ministero del Welfare in tre aree montane, lontane dai centri urbani e dalle principali vie di comunicazione, caratterizzate da un paesaggio e da un’economia prevalentemente rurali: Alta Valsugana (in provincia di Trento) a Nord, Casentino e Valtiberina Toscana (Arezzo) al Centro e Alto Tammaro e Fortore al Sud. I risultati relativi a quest’ultima area vengono presentati domani, venerdì 13 ottobre, dalle 9 alle 17, presso il Palazzo Vicidomini di San Marco dei Cavoti (Benevento).
“Nell’ottica di acquisire le informazioni utili per orientare i giovani verso il mondo del lavoro e stimolarli a rimanere nel proprio territorio”, spiega Dario Marandola, ricercatore dell’Ibimet-Cnr, “è stato anche somministrato un questionario sui vari settori lavorativi”. L’attività d’indagine, per il Sud, ha riguardato 225 imprese (oltre il 60%) di tre Comuni del territorio del Fortore (San Marco dei Cavoti, Molinara e Castelvetere in Val Fortore), evidenziando incoraggianti prospettive per il settore della ricettività e tempo libero: età dei conduttori più giovani (oltre l’80% sotto i 45 anni), aziende con uno stato di salute buono o discreto per il 93% e con una propensione allo sviluppo medio alta per la stessa percentuale.
Ciò ha suggerito di approfondire l’analisi di questo settore, con uno studio sui dati storici relativi ai flussi turistici ed all’evoluzione delle strutture ricettive del Fortore e dell’Alto Tammaro dal 1999 al 2005. “Ne è emersa una capacità ricettiva fortemente aumentata nel 2005, grazie al più che raddoppio dei bed & breakfast, ma con un flusso turistico stabile e una presenza media molto bassa”: 8.120 arrivi e 15.336 presenze giornaliere nel ’99, 7.955 e 15.172 nel 2005, anno in cui l’indice di occupazione già basso è sceso dal 12 al 7% medio circa.
Lo studio sulle dinamiche turistiche è proseguito durante la V edizione della “Festa del Torrone” di San Marco, con un sondaggio che ha rilevato come i turisti “ricerchino nell’area un paniere di beni che devono essere valorizzati congiuntamente per ricreare l’essenza del mondo rurale”, spiega il ricercatore dell’Ibimet-Cnr. In particolare, attraggono il 27% dei visitatori i prodotti enogastronomici, seguiti da artigianato, risorse ambientali, tradizioni locali e architettura-archeologia.
Il progetto “Nuove forme di occupazione e orientamento nei territori rurali” si è svolto - in collaborazione con Provincia e Comuni e, Provveditorato agli Studi di Benevento, ConSDABI, Comunità montane del Fortore e dell’Alto Tammaro - in tre fasi di lavoro. Nella prima sono state ’fotografate’ le caratteristiche di ciascuna delle tre zone a livello ambientale, territoriale, culturale e socio economico; nella seconda è stata condotta una campagna di comunicazione ed educazione rivolta alla popolazione residente, in particolare agli studenti; nell’ultima sono state svolte indagini sul territorio e sulle principali forme lavorative. In particolare, nell’area Fortore-Alto Tammaro, sono stati realizzati i volumi “Con i nostri occhi: lo spazio rurale visto dai giovani”, “Elementi di sviluppo rurale sostenibile”, lezioni agli studenti, workshop, eventi e convegni, libretti informativi, cartoline, un sito internet (www.progettorientamento.it).
“Risultato di tale impegno”, conclude Marandola, “è stata tra l’altro la nascita di un’associazione di giovani agricoltori fortorini, l’Aipas (Associazione Italiana produttori amici del suolo), che, attraverso il ricorso alla tecnica della ’semina su sodo’ (o semina diretta), si prefigge di salvaguardare i suoli dalle frane e dall’impoverimento, consentendo nello stesso tempo una sensibile riduzione dei costi di produzione”.
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