ESTERA: MOSCA - Non un trattato 'storico' quello sulla riduzione delle armi nucleari offensive firmato oggi a Mosca, perché conferma solo quello che America e Russia avevano gia' deciso di fare con i propri arsenali. Ma storico è certamente il processo di cui questo vertice fra George W. Bush e Vladimir Putin è il punto di partenza ufficiale: l’ormai irreversibile avvicinamento della Russia all’Occidente, che continuera' il 28 maggio con la riunione Nato a Pratica di Mare e poi il 29 con il summit con l’Unione Europea a Mosca.
Il trattato ridurra' di due terzi in dieci anni gli arsenali offensivi dei due paesi, ma non crea nuovi equilibri strategici perché agli Usa basterebbe rimontare le testate stoccate su missili di cui non si parla, per ristabilire la superiorita'. Il Cremlino d'altro canto sembra intenzionato, soprattutto per ragioni economiche, a distruggere le ogive e anche se parla di montare testate multiple sui missili, anche questi avranno difficolta' ad essere sostituiti nel tempo.
Il trattato conferma, insomma, che al mondo c'è una superpotenza egemone, gli Usa, e un'altra, più piccola, la Russia. Che Mosca abbia 2.000 o 500 testate è ormai irrilevante perché con Washington, che si sta anche costruendo un insuperabile 'scudo spazialè, non puo' più competere militarmente nè lo vuole, e per altre minacce basta assai meno.
La nuova Russia più piccola, se è paventata dai militari, non impedisce a Putin di dormire, perché egli sa due cose: che la superpotenza americana, e lo dimostra la minaccia dell’iperterrorismo, è meno forte di quanto appaia ed ha bisogno degli alleati non tanto per colpire i nemici quanto per impedire di essere colpita. E che non c'è alternativa al ridimensionamento, e il meglio che si possa fare è divenire punto di riferimento per gli equilibri europei e internazionali.
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