MILANO - La riforma della Giustizia, approvata dal Parlamento ma rimandata alle Camere dal presidente della Repubblica, è stata modificata secondo i rilievi mossi da Ciampi. È quanto ha affermato il ministro della Giustizia Roberto Castelli nel corso di una lunga intervista pubblicata oggi dal Corriere della Sera.
Le modifiche "le ho qui davanti a me e credo che vadano nel senso di accettare in toto le osservazioni del Presidente. In un caso c’è addirittura la soppressone della norma contestata", ha detto Castelli, confutando l’ipotesi di un conflitto tra poteri dello stato in caso di insoddisfazione del Quirinale.
Nel corso dell’intervista, Castelli ha ribadito le dure critiche ai giudici in occasione di alcuni recenti provvedimenti. Dicendo che le decisioni del gup di Milano Clementina Forleo -- che ha negato l’espulsione richiesta dal ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu di un immigrato marocchino nei cui confronti c’è una richiesta di processo d'Appello avanzata dalla procura -- hanno creato difficoltà di fronte al consesso mondiale.
E definendo "la classica goccia che fa traboccare il vaso" la scarcerazione dopo patteggiamento di due nomadi condannate per tentata sottrazione di minore a Lecco.
"Per la prima volta mi sono sentito di criticare la sentenza... ma prima che ministro mi sento senatore, rappresentante del popolo... mi sembra che alcuni magistrati stiano perdendo il contatto con la realtà ".
Castelli ha colto l’occasione per ribadire le sue accuse all’organo di autogoverno dei giudici, dicendo che il Consiglio Superiore della Magistratura "è governato in maniera ferrea dai magistrati, dalle loro correnti e a me pare un organo ferocemente a protezione della corporazione. Ma è possibile che i magistrati non sbaglino mai?
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