Milano: "Più che presidiare il consolato tunisino servirebbe presidiare meglio le tendopoli e i centri di accoglienza al Sud che si stanno dimostrando dei colabrodo. E che rischiano di portare a zonzo per Milano migliaia di clandestini, con treni , bus o altro, visto che solo da Manduria sarebbero fuggite già 700 persone attraverso varchi nelle recinzioni”.
Così il vice Sindaco e assessore alla sicurezza Riccardo De Corato in merito alla manifestazione della Lega davanti al consolato tunisino.
"Mi chiedo – sottolinea De Corato – come si possa pensare di arginare i flussi senza controllare attentamente e adeguatamente le strutture mobili, dove basta alzare una rete per svignarsela. Serve una presenza costante e un monitoraggio continuo di polizia, carabinieri e militari. Altrimenti Milano, che ospita già il 10% degli irregolari di tutta Italia, si ritroverà ad affrontare il turismo dei clandestini. E che i tunisini fermati alla Stazione Centrale ieri siano subito stati smistati nei Cie del Sud è un bene. Ma le rassicurazioni di Boni non invitano a euforie. Perché la capienza dei 13 attuali Centri di identificazione ed espulsione presenti in tutta Italia è di 1920 posti. Dunque la saturazione è dietro langolo. E rischia di riversarsi su Milano. Tempo fa avevo sollecitato il ministro Maroni a prevedere un Cie a Malpensa. E non si era ancora in emergenza”.
"Dal föra di ball – aggiunge De Corato - ora siamo passati ai permessi temporanei. Certo il fine giustifica i mezzi, ed è uno stratagemma per responsabilizzare la Francia, dove vorrebbero andare molti tunisini che invece vengono respinti a Ventimiglia. Ma chi garantisce che questi clandestini prenderanno la via dOltralpe e non cambino destinazione? Il rischio è che quel foglio, che permette un soggiorno a tempo determinato, sia lanticamera per arrivare a ingrossare le fila dei 31 mila clandestini (50 mila secondo la Cgil) già presenti in città. Milano rischia di passare da tappa intermedia a destinazione finale. Senza dimenticare che tra i migranti cè una buona parte dei 13.600 evasi dalle carceri tunisine”.
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