Il governo propone e raggiunge un’intesa con la Fiat ma i sindacati la bocciano e 5.600 lavoratori sono destinati a ricevere a stretto giro di posta altrettante lettere che preannunciano la cassa integrazione guadagni. E’ questo il responso di una giornata infuocata a Palazzo Chigi.
Il governo alla fine aveva escluso un intervento diretto dello Stato nel capitale Fiat, proponendo stato di crisi, risorse per la ricerca, proroga per gli ecoincentivi, norme ad hoc per la mobilità lunga. Una proposta accolta con favore dall’azienda ma che ha trovato un rifiuto netto da parte dei sindacati.
Al Ministero del Welfare è stato già redatto il verbale del mancato accordo tra Fiat e sindacati e che di fatto dà il via libera alle procedure di cassa integrazione a partire da lunedì prossimo per 5.600 lavoratori (1.800 a Termini Imerese tra Fiat Auto, Comau e Marelli, 1.200 a Cassino, 1.000 ad Arese, 1.350 a Torino dei quali 350 tra Comau e Marelli, 250 nelle altre sedi) .
Che annunciano: "Da lunedì la Fiat è pronta a spedire le lettere di cassa integrazione a zero ore per 5.600 dipendenti". Mentre il premier Silvio Berlusconi continua a sperare in una soluzione, dai sindacati arriva un coro di proteste e l’annuncio di imminenti azioni di protesta. "È una soluzione non accettabile perché le nostre richieste non sono state accolte: non c’è la cassa a rotazione, non c’è l’intervento del governo" dice il segretario campano della Uilm Giovanni Sgambati.
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