BMW deve richiamare quasi 200.000 vetture in Cina per un problema con l'airbag con conseguenti rischi per la sicurezza. Lo ha annunciato l'Autorita' cinese competente (Aqsiq) sul proprio sito online, precisando che le 168,861 auto in via di richiamo sono importate tra il dicembre 2005 e dicembre 2011 e 24.750 veicoli prodotti localmente dalla joint venture paritaria #Bmw #Brilliance Automotive tra luglio 2005 e il dicembre 2011. I generatori di gas utilizzati per gonfiare gli #airbag potrebbero rompersi improvvisamente, scagliando detriti che potrebbero compromettere la sicurezza dei passeggeri.
La Bmw ha assicurato che l’apparecchiatura difettosa verrà sostituita gratuitamente. Nel mese di dicembre, il marchio aveva già dovuto recuperare più di 22mila modelli #Bmw e #Rolls-Royce sempre a causa di #airbag difettosi che, a causa di un errore di programmazione, potevano non aprirsi correttamente.
Nell’attività a tutela dei consumatori e dei proprietari o possessori di veicoli a motore, Giovanni D’Agata presidente dello "Sportello dei Diritti", ancora una volta anticipa in Italia l’avvio di procedure di tal tipo da parte delle multinazionali automobilistiche anche a scopo preventivo, poiché non sempre tutti coloro che possiedono una vettura tra quelle indicate viene tempestivamente informato.
Ultimi Articoli
Fibra ottica in provincia di Como: 145 comuni nel Piano Bul, oltre 144.000 immobili attivabili
Leone, il neonato ritrovato a Cinisello Balsamo respira senza supporto
Gaza, dalla Lombardia altri 150mila euro per acqua e assistenza agli sfollati
Milano premia i suoi protagonisti: a Palazzo Marino otto “Volti della Metropoli” che raccontano il futuro della città
Premio Volti della Metropoli: a Palazzo Marino i riconoscimenti alla VI edizione
Milano celebra i suoi protagonisti: torna il Premio “Volti della Metropoli”
Roma, talenti, Via Antamoro, vent’anni di attesa: ma chi paga il prezzo delle promesse rimaste sulla carta?
Winners Cup 2026, oltre 200 giovani pazienti oncologici in campo a Milano
GAROFANO, IL RIS E QUELLE DOMANDE CHE IL GIORNALISMO NON PUÒ PIÙ ELUDERE.