Sempre più spesso anelo alla condizione dell’errante, che si affida alla possibile felicità del caso, pronto a perdersi, a ritornare, a incrociare un’occasione inattesa, con in basso lo zoccolo duro del bagaglio culturale di una vita a dare stabilità di marcia e in alto un desiderio incessante a dettare e direzionare il volo.
Essere viandante enologico ha un profondo senso di ricerca della verità. Come nessun quadro in nessuna galleria del mondo può dare la gioia di un’opera d’arte gustata nella sua casa natale o in grembo al luogo a cui fu destinata, così del vino bevuto dove è stato realizzato, al cospetto del suo facitore narrante:ci svela la sua anima al culmine della sua potenziale espressività.
Mi accingo al viaggio con gli amici dello Slow-Food con la solita vibratile emozione:saprò essere terreno arido per succhiare il fresco e il nuovo dei suggerimenti che Fato, persone, accadimenti sapranno elargirmi.
In me non c’è un ordine, né la velleitaria intenzione di esaurire un argomento. So per certo che infinite sono le declinazioni del sapere e la più fedele riproduzione della realtà è destinata, dopo poche ore, a risultare inadeguata. Tutto cambia. Cambiamo noi più che il resto. Nessuna attendibilità dunque in quel che vado snocciolando:il mio pensiero, nonché debole, è sempre oscurato dalla forza dei sentimenti.
ROSARIO TISO
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