Vorrei serbare energie vitali per vivere una vita che fosse anche un’atto creativo... frutto di indomabili passioni... avventura nell’immaginazione... ricerca del piacere e della felicità,
ma ci sono le incombenze quotidiane, un lavoro per sostentamento che prosciuga forze e consuma... e mangia tante, troppe ore della mia giornata, la famiglia... paradiso e inferno dell’individualità... e, soprattutto, il più insormontabile degli ostacoli:il morso paralizzante della dotazione personale di nevrosi.
E’ un continuo stiracchiare la coperta del tempo e scoprire alternativamente la fucina dei pensieri e il dominio delle azioni.
Forse sarebbe meglio tirare i remi in barca e lasciarsi trasportare dalla corrente, allinearsi ai più, amare la mediocrità del vivere biologico senza sognare le emozioni che danno intensità... senza indagare, chiedere, guardare, imparare.
Si ottiene maggior vantaggio, in termini di salute fisica e mentale, dal disimpegno.
Si prospera come gregge nelle mani di un pastore all’ombra di un ovile.
Oggi la cosa peggiore sembrerebbe il fare resistenza al degrado umano e morale che allegramente ci spegne, intriso di scempiaggini propinateci dai “media“, quali la necessità dell’essere vincenti, ambiziosi, belli, dinamici.
Così da un lato troneggia la soffocante retorica del fare le cose tradizionalmente ritenute buone e giuste, dall’altro ci assedia il demenziale imperativo della produttività intesa come unico riflesso dell’essenza.
In mezzo l’uomo,
più depresso e deluso che mai...
vissuto dagli altri, dalle mode, dalla cultura, dall’educazione...
incapace di proferire parole “sue“.
L’individuo stenta a lasciare le proprie orme sulla battigia dell’esistenza!
Fagocitato dal sistema non pensa, non legge, non scrive, non immagina, non ozia.
Disoccupa le strade dai sogni... come suggeritogli da un malinteso pragmatismo.
Il rischio di fare la fine della preda avvinto dalle sirene dell’omologazione è altissimo.
Ho già confinato la mia anima in un angolo.
La prossima mossa sarà renderla straniera in casa sua.
ROSARIO TISO
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