Roma - Con l’estate, si sa, arriva il caldo; e con il caldo si consuma più acqua. Quale momento migliore, quindi, per rimpinguare le casse? Devono aver pensato questo all’Acea, visto che dal 1 maggio sono scattati i rincari delle tariffe per il distacco ed il riallaccio dell’acqua. Un "affare" da 14 milioni di euro per le tre ditte esterne e per l’Acea, frutto di settantamila ordini di distacco in soli tre mesi. Circa 200 euro che finiscono direttamente sulla bolletta del cittadino, che oltre al danno - fattivo, per la mancanza dell’acqua, e materiale, per la spesa onerosa - deve subire anche la beffa. Non è difficile, infatti, intuire il motivo del ritorno al mittente di un preventivo Acea indirizzato a via Cecilia Metella 99999 al cliente "complesso 18 villini", così come non lascia spazio a dubbi leggere che la fattura appena arrivata risulta già scaduta. Queste sono solo alcune delle centinaia di segnalazioni che ogni giorno denunciano disservizi o "distrazioni", ma saranno davvero solo errori?
Il regolamento in questi casi è molto chiaro. Il distacco non deve avvenire prima dei 75 giorni dalla data di scadenza dell’ultima fattura emessa, periodo durante il quale l’Acea dovrebbe inviare almeno tre solleciti di pagamento e comunque l’avviso di distacco. Una procedura che spesso non viene rispettata, tramutando l’errore in qualcosa di più vicino all’escamotage.
"È inaccettabile che i cittadini romani, oltre al disagio di vedersi staccata l’acqua durante un periodo delicato come quello estivo, debbano anche sborsare 200 euro per il riallaccio oneroso, considerando, tra l’altro, che spesso tale distacco è frutto di un errore" - ha dichiarato Roberto Soldà , Segretario romano dell’Italia dei Valori. "l’Acea dovrebbe adoperarsi per attuare dei controlli regolari affinchè sia garantita la massima trasparenza su quello che, non dimentichiamo, è un bene primario".
Segretario Romano Italia dei Valori
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