Un violino che suona nel mezzo di una piazza deserta intona note che lacerano l’anima.
E’ un pianto continuo del ricordo delle emozioni passate e oramai perse.
Una sagoma vicina che appare in trasparenza davanti agli occhi rossi come un fantasma, trascinando i brividi nelle braccia con la voglia di alzarle per poter stringere un amore perso e ancora vivo nell’intima cassaforte dell’anima.
Gli amori,le paure,le gioie, è tutto ciò che non è più condivisibile.
Alzare la testa per non dare la possibilità alle lacrime di attraversare il viso in modo da nascondere, alla gente che ci circonda, il coraggio di piangere.
Un acuto che spinge a tirare fuori le unghie,un modo per aggrapparsi per l’ultima volta.
Voglia di urlare e sprigionare la rabbia che la vita ci riserva fino a spezzare le corde vocali, tenute sempre unite ad ogni litigio e ricostruite giorno per giorno con il semplice gesto della piccola “pacca sulla spalla“ come stesse a significare: ricominciamo da qui,siamo forti.
Tutto si è spezzato, un corpo che giace in un luogo destinato al riposo eterno.
Giorni,mesi,anni.... ma un piccolo ricordo per sentirsi mancare l’anello fondamentale della propria vita inutilmente tentato di colmare.
La conclusione lenta di un pianoforte per poter chiudere ancora una volta gli occhi e avere la sensazione di volare sempre più in alto per cercare di raggiungere la “mano tesa“.
La voglia di imparare quel volo davanti un precipizio di una montagna.
Ma in quel silenzio un sussurro: non è ancora tempo Amico mio.
Giuseppe Pizzarelli
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