ASIA, I rappresentanti di 30 Paesi si sono riuniti a partire da ieri sull’isola di Phuket, in Thailandia, per esaminare le conseguenze del terremoto e del maremoto dello scorso 26 dicembre sul turismo nell’intero sudest asiatico. Inizialmente prevista a Bangkok, la conferenza promossa dall’Organizzazione mondiale del turismo (Omt) è stata spostata su richiesta delle autorità locali in una delle zone più colpite e più turistiche della Thailandia per sottolineare le enormi difficoltà economiche di queste realtà poco più di un mese dopo lo tsunami.
Nella sola Phuket subito dopo il maremoto hanno perso il lavoro almeno 10.000 persone attive nel settore turistico mentre le prenotazioni nelle strutture alberghiere sono crollate del 90%. In altri Paesi colpiti dal maremoto il crollo è stato non dissimile, considerando ad esempio che nelle Maldive gli hotel lavorano tra il 20 e il 40% delle loro capacità . Considerato al livello dell’intera regione, il danno economico andrebbe calcolato in miliardi di dollari, secondo la Omt, le cui statistiche parlano di un giro d’affari annuo di 30 miliardi di dollari per il solo settore turistico del sudest asiatico.
Mentre in Paesi come l’Indonesia, e in particolare ad Aceh, ancora di scava, recuperando da sotto le macerie, in particolare a Banda Aceh, una media di un centinaio di cadaveri al giorno, si presentano ora i problemi della ricostruzione e del crollo delle prenotazioni turistiche, le cui conseguenze, oltre che farsi notare nelle case degli Stati interessati e in quelle dei gruppi turistici internazionali, vanno a ripercuotersi principalmente sulla popolazione locale, che perde il lavoro e dunque le uniche possibilità di sostentamento. La conferenza è presieduta dall’India, uno dei Paesi più colpiti da un maremoto che si è fatto sentire a migliaia di chilometri di distanza dal suo epicentro, mietendo vittime persino in Tanzania e in Somalia. [LL]
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