Un dito facilmente puntabile sui Savoia è quello delle leggi razziali ma quel dito apparterrà sempre e solo a uno stolto o a un ignorante. Mi spiego meglio: il Regno d’Italia divenne tale perché i Savoia furono gli unici a mantenere lo statuto del 1848, gli altri Sovrani dei vari Regni preunitari, ritirarono presto i loro statuti. I Savoia erano gli unici che garantivano a tutti gli abitanti della nostra bella penisola che avrebbero vissuto in uno Stato con una Costituzione, perché tale era in sostanza lo Statuto. Non solo dunque per la questione unitaria che ridava dignità a un Paese minorato, rispetto al glorioso passato dell’Impero Romano, per mille anni dalle divisioni statali interne, conseguenza delle invasioni barbariche.
Una costituzione, contrariamente a quanto sia di moda oggi, implica che gli organi dello Stato devono rispettarne le leggi, incluso il Re, che non è un Re assoluto! Quelli non erano neanche i tempi di Re Baldovino del Belgio che, per non firmare la legge sull’aborto, in sostanza si autosospese per il tempo necessario. Quelli erano tempi in cui trovate così originali non erano praticabili e, tra latro, c’era il ’dettaglio’ fascismo, che nel frattempo era diventato una dittatura grazie a quei tali che si ritirarono sull’Aventino...
A parte le inquadrature storiche, che servono però a far capire che se il Re avesse tentato qualche cosa lo Stato avrebbe perso il suo unico punto di riferimento al di fuori del fascismo e ci sarebbe stata la repubblica fascista, si deve comprendere che anche oggi, se una legge analoga fosse presentata al presidente in carica Giorgio Napolitano, comunista o no, lui dovrebbe firmarla nero su bianco, esattamente come fece Sua Maestà Vittorio Emanuele III Re d’Italia. Con la sola differenza che il Re, che non era un politico, firmò pur non condividendone il testo ma rimandò Mussolini a casa con la sua valigetta non una volta ma sette! Cosa che un Presidente della Repubblica Italiana non ha mai fatto, perché loro, di fatto, rispondono solo alle segreterie di partito, non al popolo!
Matteo Cornelius Sullivan
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