Ho sempre amato i portoghesi.Vuoi perché lo scrittore Fernando Pessoa lo era.O forse per la struggente bellezza della loro capitale,Lisbona.Anche per la loro vocazione di leoni del mare(Magellano,Vasco de Gama...).Ma soprattutto perché hanno fatto della malinconia una bandiera.Il ritmo del FADO racconta meglio di qualsiasi dissertazione intellettuale questo sentimento così nobile e discreto,che amo così tanto e che anche popoli così solari come i latino-americani hanno adottato(la saudade).Sorseggiando un bicchierino di porto,nel solito locale,ho capito come non mai che bere un vino è un viaggio.
L’ho sempre saputo.Sempre ho pensato ai luoghi e alle persone che si nascondono dietro ad una bottiglia.Ma con questo GRAHAM’S di20 anni ho avuto una visione.Ho visto vecchi vignaioli ricurvi sotto il peso di ceste di vimini colme d’uva salire su per ripidi e assolati camminamenti,conquistati a pareti impervie e vertiginosi terrazzamenti dove la vigna è esigua lingua di terra.Sotto il Douro maestoso,unica via di comunicazione per le botti dirette ad Oporto e da lì verso l’Inghilterra.
Sì,Porto a ridosso dell’ottocento minacciò Bordeaux,contentendosi il primato sulle tavole dei sudditi dell’impero britannico.Mi sembra di vederlo,uno di loro,John Graham,fondare nel 1826 la GRAHAM & Co.Col piglio autoritario di coloro che all’epoca erano i dominatori del mondo.Lo stile severo dei vini di un tempo si è evoluto ed adesso è molto dolce,pieno,dotato di maturi aromi fruttati ed un lieve,piacevole,caldo morso alcolico a farne sostegno.La qualità è eccezionale e poco importa che i puristi ricerchino solo ed essenzialmente l’austerità.Ma i puristi sanno abbandonarsi al piacere?
Lo so,le note dolci sono le più elementari.
E’ il primo veicolo di piacere alimentare(il dolce latte materno).
E’ la prima sede del gusto(la punta della lingua).
Naturale nell’evoluzione del gusto ricercare altro.Ma evolversi non vuol dire perdere il naturale approccio sensoriale alle cose.Le note dolci saranno sempre ben accette nel repertorio dei piaceri della vita e possono convivere anche con nuances più complesse,di più alto e ricercato lignaggio.I discendenti di John,la famiglia Symington,l’hanno ben capito.Vini universalmente buoni,universalmente piacevoli.Come questo porto di vent’anni.
Nel luogo d’elezione,il wine-bar Cairoli,fucina di tanti viaggi passati,presenti e di là da venire.
ROSARIO TISO
*I contenuti dell’opera non possono essere riprodotti senza l’autorizzazione dell’autore.
Ultimi Articoli
Milano: George Foreman, la sua storia arriva in libreria con DIO AL MIO ANGOLO
Arisa torna con Foto Mosse — il nuovo album esce il 17 aprile
GENTE DI FACILI COSTUMI al Teatro Manzoni di Milano
“È intelligente… ma non studia!”: ridere, ricordare, crescere
Italia–Giappone: Vincenza Palmieri porta lo Specialista della Famiglia al Paese del Sol Levante — la rete dei Diritti Umani si allarga
Bruno Mars accende Las Vegas — The Romantic Tour debutta con sold-out e la città gli intitola una strada
Gerry Scotti apre il Festival della TV di Dogliani — quindicesima edizione dal 29 al 31 maggio 2026
Triennale Milano — una settimana di performance, laboratori e incontri dal 13 al 19 aprile
NIST legge Project Hail Mary con l’occhio del laboratorio