I francesi usano la definizione coup de coeur per indicare qualcosa che si ritiene veramente speciale. A volte capita di aprire una bottiglia di vino e di restarne stregati, sedotti. Allora viene in mente di associare il francesismo al nettare che si sta degustando. Specie se ogni volta che lo si beve, pur di annate diverse e in circostanze difformi,produce la medesima malìa.È quello che mi è capitato,da una vita,con il Fratta di Maculan. Sono pochi gli uvaggi bordolesi di italico conio che possono sfidarlo nel campo aperto della beva. Dal benedetto terroir delle prealpi venete,in quel di Breganze,i Maculan producono questo gioiello enologico dal 1977. Da un cru di tre ettari,da un terreno di origine vulcanica,da una conduzione vendemmiale che contempla la cernita dei grappoli migliori,da un appassimento prefermentativo di alcuni giorni che prelude ad un ulteriore selezione di uve,il Fratta costituisce il vino rosso più rappresentativo dell’azienda Maculan. In passato erano i cabernet,sauvignon e franc,a costituire l’ossatura del vino. Poi si è passati ad un bilanciamento fra cabernet e merlot in percentuali sempre diverse secondo l’estro dell’enologo in rapporto alle caratteristiche dell’annata. Agli esordi del nuovo millennio l’acme della sua fama. Adesso,complice il profluvio di valenti etichette che ha invaso il mercato,se ne parla un pò meno. Ma il suo fascino resta leggenda per chi lo ha colto nel suo momento di massima espressività. In svariate occasioni ho avuto la sorte di gustarlo in verticali indimenticabili. Le annate più memorabili compongono una terna a cavallo del 2000:il breve segmento temporale che va dal 1999 al 2001. E la memoria ritorna ad una bevuta del novembre del 2003. Ad accompagnare le bottiglie di inizio millennio,il 2000 e il 2001,un campione inatteso:il Fratta del 1986. In etichetta portava ancora la dicitura Breganze Cabernet doc in bella mostra con l’indicazione del vigneto Fratta. Con tutto il rispetto per le bottiglie vetuste,il 1986 ha svolto diligentemente il compito di apripista,ammostando doverosamente la bocca. E nulla più. I fuochi d'artificio sensoriali sono tutti appannaggio delle altre due bottiglie. Quel che subito mi ha colpito del Fratta e che mai dimenticherò è la fittezza della sua trama: assembramento parossistico di particelle in ogni goccia per uno spessissimo tatto che si intuisce sin dall’aspetto,un rubino perdutamente fondo. Sia nel 2000 che nel 2001 la coltre di frutto è ingente. Frutti rossi minuti e numerosissimi. Ogni snasata cerca invano di decriptarne la composizione. Rimane una sensazione di suadenza olfattiva suprema attraversata da effluvi balsamici e speziati. Lo straripante estratto potrebbe far temere una debacle sul fronte dell’equilibrio. Ci si chiede se l’efferato morso del poderoso tannino finirà per spegnere ogni piacevolezza. Ma è la fase di bocca il punto forte. Lo schieramento delle morbidezze copre e ammanta ogni spigolosità e si registra un lunghissimo e persistente piacere.
Da sempre ho ritenuto il Fratta un vino di rango internazionale. E lui,di rimando,non mi ha mai deluso.
ROSARIO TISO
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