In Toscana c'è un grande vino che si tende a dimenticare. Si parla e straparla di Brunello .I numeri sono appannaggio del gigante Chianti. I Supertuscan sono il fenomeno del recente passato e del presente. I territori di Suvereto e della Val d'Orcia sono le novità. La Maremma il futuro. E il Vino Nobile di Montepulciano?
Eppure per secoli è stato il "Nobile" il re della viticoltura toscana. Antichissimo e blasonato, ha vissuto diversi periodi bui nella sua lunghissima storia . Ma certamente non ha nulla da invidiare ai migliori vini d'Italia, specie quando è vinificato con ambizione nelle zone più vocate. A volte i cru fanno la differenza. Lungo tutta la penisola ci sono vigne che danno lustro alle denominazioni di appartenenza. E penso alla Vigna S.Urbano per il pinot nero altoatesino. Al vigneto Sassicaia per Bolgheri. Ai Cannubi per il Barolo. Il possibile elenco sarebbe lungo e variegato.
Per il Nobile di Montepulciano mi sovviene il cru Asinone ma il mio cuore suggerisce un solo nome:Antica Chiusina.
Il vino di punta dell’azienda Fattoria del Cerro ha nella finezza e nell’ampiezza aromatica le sue qualità migliori. Da giovane è potente, poderoso, marcato da sentori vanigliati e speziati. Con l’età acquista in complessità. È certamente un vino da invecchiamento ma questo non vuol dire assolutamente che si debba a priori rinunciare alla piacevolezza e ai profumi che è capace di sciorinare nel breve-medio periodo. Ed è quello che ho sempre fatto. Raramente ho atteso che invecchiasse. Ho quasi sempre preferito la sua livrea giovanile, di un rubino fitto e lucente; un naso intenso di frutti freschi, fragranti e lievemente conciati; la detonante esplosione di sapore della fase gustativa, con un tannino dalla grana ancora grossa ma già armonizzato con tutte le altre componenti in magico bilanciamento. Questo è il Nobile di Montepulciano Antica Chiusina Della Fattoria del Cerro:un vino capace di sedurre in gioventù per le precipue doti della freschezza; in maturità per la complessità congenita in un prodotto evoluto.
Nella sfida fra il millesimo 1998 e il 1999 non saprei dire chi ha trionfato. Certamente il 1999 ha mostrato un ottimo corpo ed una vigorìa ancora tutta da dispiegare. Ma il 1998 vince per un naso veramente profondo e particolare, dove non c'è solo ciliegia ma anche interazione con le spezie, dove la potenza è ben mediata dalla freschezza e il tannino è rotondo. Insomma un autentico classico che sa essere austero e moderno, esile e massivo alla stregua dei grandi vini, dispensando piacere ad ogni nota della sua complessa partitura.
ROSARIO TISO
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