Milano: “Curioso che tutti i writer si dichiarino pentiti quando si trovano davanti al giudice in un procedimento penale e si dimostrino pronti a ripulire gli imbrattamenti. Mai che l’atto di abiura arrivi prima”.
Così si è espresso il vice Sindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato, che è intervenuto, presente anche l’Avvocatura comunale, con una dichiarazione spontanea al procedimento penale contro due writer, un cingalese e un argentino, entrambi di 22 anni, accusati di aver imbrattato con delle tags a vernice spray, nel settembre 2007, due edifici privati di via Washington e uno in via Ruggero VII. Gli episodi erano stati denunciati dal Nucleo Tutela Decoro Urbano della Polizia Locale.
“Il giudice di pace " spiega De Corato - ha accolto la costituzione del Comune come parte civile anche per i danni all’immagine, nonostante gli edifici imbrattati fossero privati. A conferma di una linea già adottata il 4 giugno, quando un altro giudice ha riconosciuto il Comune come parte lesa per alcuni graffiti apparsi su un edificio privato di via Gian Galeazzo”.
“Il giudice - aggiunge De Corato - ha fissato la prossima udienza al 29 ottobre, aprendo a un’eventuale conciliazione tra le parti dopo che uno dei due imputati si è dichiarato disponibile a una forma riparatoria. Peccato, perché il writer ha avuto a disposizione almeno due mesi di tempo, dopo il fatto, per ripulire il muro. Ma a intervenire è stato il Comune. E peccato che quelle tags appaiano, come hanno rilevato i vigili, su decine di immobili di zona 6 e 7, a testimonianza di una non episodicità del reato. L’interesse prioritario, come abbiamo sempre detto, è potenziare l’effetto deterrente e arginare un fenomeno incivile che costa svariati milioni. Perchè nel conto dei 25 milioni spesi per ripuliture i muri e per le campagne antiwriter non abbiamo inserito i costi dei 18 agenti del Nucleo Decoro Urbano che operano per questo specifico problema”.
“Ringrazio il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici - sottolinea De Corato - che era rappresentata all’udienza da uno dei tre amministratori condominiali di via Washington che hanno sporto querela. A conferma che stiamo facendo una battaglia unica in Italia. Il Comune ha tutti i titoli per chiedere il risarcimento dei danni patrimoniali, ma anche di immagine come gli è stato riconosciuto dal giudice. Nello specifico quei muri erano stati ripuliti a spese del Comune e di Amsa. Operazione che era costata diverse migliaia di euro”.
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