l’emicrania è una malattia vera e propria, proprio come l’epilessia o la sclerosi multipla. Non solo una serie più o meno variabile di crisi.
Lo evidenzia un lavoro presentato oggi al congresso "Focus on Chronic Headaches" di Stresa da Elio Agostoni, Responsabile del Centro Cefalee, Clinica Neurologica, Università Bicocca di Milano/Monza.
Ecco perché occorrono terapie di profilassi anche nei periodi liberi da crisi: bisogna agire sulla causa della malattia che cova sotto la cenere, cioè la costante situazione di iper-eccitazione dei neuroni cerebrali.
Secondo Agostoni, la famosa classificazione IHS del 1988, la "bibbia' dei cefalologi di tutto il mondo, ha sempre commesso l’errore di basarsi sui sintomi (cioè sul tipo di attacchi), piuttosto che sulle cause del mal di testa.
Questo non succede con altre malattie neurologiche croniche come l’epilessia o la sclerosi multipla, che pure ci sono, anche quando non si vedono.
Infatti si ha sempre l’epilessia o la sclerosi multipla, anche se non se ne vedono i sintomi.
Allora perché la stessa regola non vale per l’emicrania?
La cronicità del mal di testa è un concetto ancora da definire chiaramente, correlato alla frequenza delle crisi (ad es. dolore per oltre 15 gg).
Al contrario la terapia di prevenzione si fonda su dati precisi: il valproato, ad es., fa aumentare i livelli cerebrali delle enkefaline, che giocano un importante ruolo nel controllo del dolore.
Inoltre fa diminuire i cosiddetti amminoacidi eccitatori (soprattutto il glutammato), cioè i neurotrasmettitori che danno il via sia all’attacco epilettico, sia alla cosiddetta spreading depression, la prima fase dell’attacco di mal di testa durante la quale si verifica una progressiva e circoscritta riduzione dell’attività elettrica e della circolazione sanguigna cerebrale.
Ma il valproato è solo il primo farmaco antiepilettico impiegato nell’emicrania, addirittura dall’88 e nella cefalea a grappolo dall’89.
Oltre all’altrettanto attempata carbamazepina, oggi ci sono antiepilettici sempre più sicuri che stanno dimostrando un'efficacia ancora maggiore: la gabapentina, la lamotrigina, l’oxcarbazepina, la tiagabina e, soprattutto, il topiramato che, in vari studi, ha migliorato pazienti che avevano, invano, già provato di tutto.
"In Italia abbiamo utilizzato già nel '97 la lamotrigina nel mal di testa - commenta sempre da Stresa Giovanni D'Andrea, Resp. C. Cefalee, Ospedale Este/Monselice - con risultati più che significativi nell’emicrania con aura. La lamotrigina è capace di curare anche una particolare forma di cefalea chiamata SUNCT finora ritenuta incurabile, dove abbiamo ottenuto risultati positivi che sfiorano addirittura il 100 per cento".
Fonte: Lanci
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