Il rischio di trombosi alle gambe a seguito di lunghi viaggi aerei, seduti negli stretti sedili delle classi turistiche sembra essere più basso di quanto pensato fino a oggi. Secondo uno studio realizzato dall’Università sudafricana del Witwatersrand e presentato oggi a Johannesburg, la cosiddetta "sindrome da classe economica" non sembra dipendere nemmeno dalla scelta della classe meno cara sugli aerei.
Lo studio è stato condotto su circa 899 passeggeri che lo scorso anno hanno viaggiato dal Sudafrica a Londra e che hanno acconsentito ad analisi del sangue, prima e dopo il volo e a rispondere ad un questionario. Nessuno ha sviluppato poi una trombosi. "Lo studio suggerisce che la percentuale di persone a rischio trombosi in seguito ad un lungo volo sia al di sotto dell’1 per cento rispetto al totale dei passeggeri che ogni anno prendono un aereo", ha spiegato uno degli autori della ricerca, Barry Jacobson. Lo studio ha comunque dimostrato che circa il 10 per cento dei passeggeri esaminati avevano dopo il volo un tasso particolarmente alto di proteine attestanti una coagulazione del sangue.
"Questo significa che potenzialmente avevano sviluppato piccoli coaguli praticamente invisibili", continua l’esperto. Un problema che curiosamente non è legato alla classe scelta per viaggiare, in quanto era stato sviluppato dal 7 per cento dei passeggeri della classe turistica e dal 12 per cento di quella business.
"Quindi la nostra ricerca offre una buona e una cattiva notizia alle compagnie aeree", conclude Jacobson. "La buona è che la tromobosi non sembra dipendere dallo spazio a disposizione dei passeggeri. La cattiva è che in ogni caso c’è qualcosa nel volo aereo che fa aumentare il rischio di coagulazione del sangue".
France Presse
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