Dieci grammi di fibre in più nella dieta giornaliera riduce del 10 per cento sia l’incidenza dei disturbi cardiovascolari sia la mortalità coronaria, dovuta a infarto del miocardio. Lo ha affermato oggi Gabriele Riccardi, del Dipartimento di medicina clinica e sperimentale dell’Università Federico II di Napoli. Nel corso del suo intervento alla Conferenza Europea sulla Nutrizione, Riccardi ha citato numerosi studi condotti negli ultimi anni e basati sull’osservazione delle abitudini alimentari delle popolazioni europee. Essi confermano tutti che tre classi di alimenti contenenti fibre - frutta e verdura, cereali integrali e nocciole, noci e mandorle - sono associate a una riduzione del rischio cardiovascolare.
Un ruolo importante giocano poi i legumi, tipici della dieta mediterranea. "Con l’occidentalizzazione del regime alimentare si va perdendo la tradizione dei legumi in Italia, ma ciò è molto grave", ha affermato il professor Riccardi. Lo studio statunitense NHEFS - condotto su una coorte rappresentativa della popolazione americana di 9.632 persone e durato venti anni - ha dimostrato che consumare una porzione di legumi almeno 4 volte a settimana riduce l’incidenza dell’infarto del 20 per cento.
Riccardi ha poi ricordato uno studio condotto già nel 1980 dall’università di Napoli su 30 pazienti diabetici ricoverati per un periodo di un mese. La ricerca ha dimostrato che, somministrando ai malati una dieta più ricca di legumi, frutta e ortaggi e sostituendo il pane bianco con quello integrale, dopo solo due settimane si è registrata una riduzione del colesterolo del 15 per cento e della glicemia post-prandiale del 20 per cento.
Fonte: Lanci - Conferenza Europea sulla Nutrizione
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