Ora è il momento dello scontro sull’aborto, stimolato dai tentativi di sperimentazione della pillola abortiva RU486. Dopo una primavera (referendum) in cui i mezzi di informazione si sono "sdati" sulla fecondazione assistita e ”€œpur se limitatamente- sulla ricerca con le staminali embrionali, siamo tornati all’origine, al presunto peccato originale.
Evoluzionisti e creazionisti si confrontano in modo più o meno cruento e talvolta discutibile: Eva o mamma scimmia, mela o bacche selvatiche, serpente tentatore o fratello animaletto. E i risvolti sono l’aborto, l’embrione, la riproduzione, le cellule che incontrandosi determinano tutti i nostri tessuti (da quelli muscolari a quelli del cervello).
Questione di tempo? Cosi' come è stato, per esempio, per l’autopsia, che alla fin fine tutti l’hanno accettata visti i benefici innegabili che ne sono derivati? Puo' darsi, ma non ne siamo molto sicuri. Tant'è che sul peccato originale stiamo ancora a disquisire, cosi' come sull’aborto e, chissa' per quanto altro tempo, sulla clonazione terapeutica.
Noi che qui ci occupiamo di questa clonazione terapeutica, credo che dobbiamo puntare in modo ambizioso al futuro, molto più che se ci occupassimo solo di aborto. Quest'ultimo ”€œè innegabile- è una politica di "riduzione del danno" e quindi sara' sempre un tormento nel profondo di ognuno (pur se ”€œovviamente- va garantito il diritto a ricorrervi). La clonazione terapeutica non è una riduzione del danno: è scelta di speranza di vita; per alcuni con la morte di una vita o, peggio, con la manipolazione della stessa vita, ma fino a quando durera' questo gioco delle parti in un mondo in cui entrambe queste parti vanno d'amore e d'accordo, per esempio, nel nutrirsi di esseri viventi (animali o vegetali che siano)?
Saremo in grado di far comprendere che si tratta di due cose diverse, pur se spesso assimilabili a filosofie che in materia hanno il medesimo approccio? Saremo in grado di svincolare la nostra ricerca sulle embrionali dalle politiche di riduzione del danno? Se cosi' non sara', non potendo ”€œper ovvi motivi- auspicare un "ground zero" al posto di piazza san Pietro, ci troveremo sempre a girare intorno al problema, continuando a sperare solo in tutto cio' che avviene oltre le Alpi.
Vincenzo Donvito
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