Aumenta il numero di persone che, fisicamente uomini, si sentono donna e di quelli che, fisicamente donna, si sentono invece uomini.
Insomma sono in aumento le persone che soffrono di disturbi di identità di genere (DIG), cioè i transessuali e aumentano contestualmente anche le richieste di riattribuzione del sesso.
In Italia, ad oggi, sono circa duemila i transessuali, uomini e donne, infelici di appartenere al sesso determinato geneticamente, che vivono con la convinzione intima, persistente di appartenere al sesso opposto.
E anche in Europa i numeri non cambiano: 1 uomo su 40.000 e 1 donna su 150.000”¦ ma non tutti arrivano all’intervento.
Nel nostro Paese però, dopo l’approvazione della legge (1982) che consente gli interventi per la riattribuzione del sesso, il numero di soggetti sottoposti ad intervento, anche se di poco, è stato sempre in costante crescita.
Attualmente si calcola che, ogni anno, solo in strutture pubbliche, vengano effettuati circa 80 interventi, con una netta prevalenza per l’intervento da uomo a donna, rispetto a donna/uomo; tale rapporto è di 11/2, come testimoniano i dati dei 130 soggetti operati a Trieste, e di 20/1 degli 84 operati a Napoli.
Insomma un fenomeno sociale che, giustamente, ha già risvegliato l’attenzione e l’interesse dell’andrologo anche se, quasi sicuramente, in forma ancora forse insufficiente.
Infatti, dal momento della sentenza all’intervento, in Italia trascorrono in media due anni prima dell’operazione.
Molti sono costretti a ricorrere alle strutture private, altri vanno ancora all’estero.
Poche settimane addietro ho incontrato un trans che mi confessava il suo impegno lavorativo di circa 5 anni prima dell’intervento in una casa di cura non convenzionata.
È bene quindi che ai centri di eccellenza tuttora esistenti, voluti e realizzati anche da andrologi, se ne aggiungano altri”¦ anche nelle piccole realtà , proprio sull’esempio della dottoressa Angela Vita, collega urologo e andrologo dell’Ospedale San Carlo di Potenza.
E, per finire, un’ultima riflessione.
Attualmente in Italia, solo dopo la prima sentenza, che permette l’intervento di riassegnazione chirurgica dei caratteri sessuali (RCS) e quindi solo dopo l’intervento, è possibile ottenerne un’altra per l’adeguamento dei dati anagrafici.
Al contrario, in alcuni Paesi europei, tale sentenza può avvenire anche prima dell’atto chirurgico, consentendo una vita socialmente più vicina ai desideri del transessuale.
Complessivamente, ritengo più giusta questa seconda soluzione e credo che, associazioni e medici, in un prossimo futuro, debbano impegnarsi anche in questo senso.
di Aldo Franco De Rose
http://www.siandrologia.org
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