su Ladysilvia: Attraverso lo studio di due specie molto simili di alghe verdi che praticano differenti forme di riproduzione sessuale, i ricercatori della University of Tokyo, della St. Paul’s University e della Osaka University hanno ricavato un indizio genetico sul modo in l’evoluzione ha sviluppato la tecnica della riproduzione con spermatozoo e cellula uovo.
Il modo in cui, nell’evoluzione, si sia passati dalla isogamia - in cui non c’è una distinzione delle cellule riproduttive in spermatozoi e ovociti ma le cellule riproduttive sono molto simili e si dividono in due 'tipi' - alla oogamia, la condizione di spermatozoo e ovocita, è rimasta a lungo un mistero.
Nel nuovo studio, gli scienziati hanno stabilito un nesso genetico fra la sessualità maschile una specie multicellulare di alga verde oogamica, la Pleodorina starrii, e uno di quei 'tipi' distintivi delle cellule riproduttive di un suo antenato isogamico, l’alga unicellulare Chlamydomonas reinhardtii.
Nella riproduzione sessuale della Clamydomonas reinhardtii, non ci sono due 'sessi' in senso moderno, ma ci sono appunto due 'tipi', positivo (MT+) e negativo (MT-).
MT- rapprsenta il 'tipo dominantè, e un particolare gene chiamato MID (minus-dominance) basta da solo a causare la differenziazione di una cellula qualsiasi in una cellula riproduttiva di MT-.
Finora, nelle specie oogamiche più simili alla Clamydomonas reinhardtii, non è stato mai individuato alcun gene che svolgesse una funzione simile a quella del MID.
Adesso, i ricercatori hanno ritrovato una versione del MID nella Pleodorina starrii. Si tratta di un gene, a cui è stato dato il nome di PlestMID, che è presente solo nel genoma maschile e che codifica per una proteina localizzata abbondantemente nei nuclei degli spermatozoi maturi. La ricerca indica che la 'maschilità ' nella Pleodorina starrii discende dunque direttamente dal tipo MT- dei suoi antenati isogamici, e dipende dal gene PlestMID. La scoperta permetterà di affrontare questioni estremamente interessanti sulle origini dell’oogamia e della distinzione maschio-femmina.
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista Current Biology.
FONTE: CNR - Lanci - Cell Press
Ultimi Articoli
Fibra ottica in provincia di Como: 145 comuni nel Piano Bul, oltre 144.000 immobili attivabili
Leone, il neonato ritrovato a Cinisello Balsamo respira senza supporto
Gaza, dalla Lombardia altri 150mila euro per acqua e assistenza agli sfollati
Milano premia i suoi protagonisti: a Palazzo Marino otto “Volti della Metropoli” che raccontano il futuro della città
Premio Volti della Metropoli: a Palazzo Marino i riconoscimenti alla VI edizione
Milano celebra i suoi protagonisti: torna il Premio “Volti della Metropoli”
Roma, talenti, Via Antamoro, vent’anni di attesa: ma chi paga il prezzo delle promesse rimaste sulla carta?
Winners Cup 2026, oltre 200 giovani pazienti oncologici in campo a Milano
GAROFANO, IL RIS E QUELLE DOMANDE CHE IL GIORNALISMO NON PUÒ PIÙ ELUDERE.