Recensioni - A cura di Achille della Ragione. Tra i tanti film italiani che girano per le sale ripetendo all’infinito il tema della crisi della famiglia, finalmente una trama diversa imperniata sulla tempesta delle intercettazioni, che da tempo sconvolgono non solo la vita politica ed economica del Paese, ma anche la tranquillità di tantissime famiglie della borghesia. L’interpretazione dei personaggi è affidata a Salemme, nella veste di centro avanti di sfondamento, al quale sono affidate le migliori battute, a Proietti, con una recitazione al livello dei giorni migliori ed al volenteroso Brignano, mentre le donne non sono dammeno con Nancy Brill, Lucrezia Lante della Rovere e Luisa Ranieri pimpantissime quanto gelose e l’ucraino partenopea Mayarchiuck nelle vesti, si fa per dire, di una escort mozzafiato dalle forme prorompenti e scollacciate.
La pellicola è uscita a Pasqua, per cui non si può parlare di cinepanettone, al massimo di cinecolomba, ma sarebbe riduttivo, perché il racconto scorre gradevolissimo e ci fa meditare su come l’Italia somigli oramai alla società disegnata in quella icona indimenticabile Le vite degli altri, sulle malefatte degli spioni della Stasi nei tristi anni del regime poliziesco della Germania dell’Est. Nelle cuffie del poliziotto Cesare si ascolta di tutto, dai fondi neri richiesti dai politici ai banchieri fantoccio alle truffe di un proprietario di una clinica convenzionata, si dovrebbe dire foraggiata, dall’Asl, oltre a storie private a base di corna e malversazioni. Un ritratto spietato di un’Italia truffaldina e romanamente caciarona attraverso tre storie parallele. Si ride di gusto dal principio alla fine e si medita un po’ sulla fine ingloriosa del nostro Paese.
Polanski evoca il grande Hitchcock con un thriller fantapolitico in grado di tenere sospeso il fiato dal primo all’ultimo minuto restituendo allo spettatore il piacere di un buon cinema con un cast affiatato e di ottimo livello da Ewan McGregor, il vero protagonista a Pierce Brosnam, nella parte dell’ex primo ministro inglese e Kim Katrall, in libera uscita da Sex and City. La trama è imperniata su un ghost writer chiamato a scrivere le memorie di un ex primo ministro(da identificare con Tony Blair), ritiratosi a vita privata, proprio quando si scopre che il politico aveva appoggiato la Cia in operazioni antiterrorismo in dispregio delle convenzioni dei diritti dei prigionieri, facendo ricorso alla tortura.
Si comincia a sospettare che il precedente scrittore, trovato annegato, sia stato assassinato, mentre si intrecciano vorticosamente altre storie misteriose, con personaggi ben delineati, dalla moglie Ruth alla segretaria tuttofare? Amelia ad un viscido professore. Il tutto con una perfetta ambientazione gotica, in una casa fortezza posta su un’isola poco abitata, flagellata da vento, pioggia e mare in tempesta, ma in condizione di respingere la realtà esterna, materializzata in dimostranti poco pacifisti, troupe televisive ed esagitati.
Il senso di angoscia e la certezza di vivere in un mondo governato da leggi eticamente riprovevoli conduce il pubblico in un mondo tra eccitata fantasia ed assurdo quotidiano. Un pamphlet che vuole fustigare l’ambizione umana, l’abitudine al complotto e la sfacciata doppia morale dei governi democratici. Due ore di godibile suspence, unica delusione il ruolo non proprio centrale riservato a Brosman, l’ineffabile ex 007, che recita per non più di un quarto d’ora.
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