Livio Orlandini - Sono iniziate le cerimonie ufficiali per ricordare questo storico avvenimento ma il comune cittadino non può fare a meno di notare che accanto al nome glorioso dell’Eroe dei Due Mondi, Giuseppe Garibaldi, o all’ideologo Giuseppe Mazzini, solo en passant venga citato il ruolo di Casa Savoia nella realizzazione di questo evento epocale, quasi che l’azione della Dinastia sia stato soltanto marginale.
Dato che il clou delle ricorrenze cadrà nel 2011, ci si augura che in questo frattempo ci sia un cambiamento di rotta per rispetto, se non all’intelligenza della gente, almeno alla verità storica.. In parallelo con il ricordo di quanto avvenne negli anni 1859/60/61, hanno ripreso fiato alcuni opinionisti di parere contrario che hanno rispolverato vecchi slogan circa la “piemontizzazione” dei territori che formavano il regno delle Due Sicilie, o addirittura l’azione di rapina che i Piemontesi (chiamando così gli Italiani animatori del Risorgimento) hanno effettuato sulle ricchezze delle popolazioni del Meridione. Se si considera che dal 1861, anno dell’annessione, al 1946, anno del referendum istituzionale, sono trascorsi 85 anni e se si tiene presente che i cittadini italiani delle province meridionali votarono in stragrande maggioranza per il mantenimento della Monarchia quindi per Casa Savoia e per il Re, vengono spontanee alcune considerazioni:
1)non risulta che queste popolazioni fossero affette da mania auto lesionista tanto da parteggiare per chi li aveva derubati e taglieggiati,
2)in 85 anni avrebbero avuto tutto il tempo per vendicarsi dei presunti torti subiti dai “tiranni piemontesi”.
Anche in occasione del ritorno a Napoli dopo l’abrogazione della legge d’esilio, dei Principi di Casa Savoia, alcuni esponenti del movimento cosiddetto “neo-borbonico” inscenarono contro manifestazioni di benvenuto con cartelli dove una delle parole meno pesanti era: “assassini” e allora il medesimo comune cittadino sopra citato si chiede come mai questi contestatori non abbiano fatto sentire la loro voce il 2 giugno 1946. È indubbio che le regioni del sud dell’Italia non hanno avuto in questi ultimi 150 anni lo stesso rigoglio industriale e economico del settentrione, ma questo non è certo dipeso dall’annessione e quindi dall’Unità del Paese, anzi.
Sono stati versati fiumi d’inchiostro per sviscerare le ragioni di tale situazione ma le tappe del progresso si vedono e come nell’alto livello di civiltà della maggioranza della gente del sud che negli ultimi anni dell’esistenza del Reame delle Due Sicilie viveva in una condizione che a giudizio del politico coevo britannico Gladstone era “la negazione di Dio”.
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