Genova è nota per essere un palcoscenico difficile e, se questo è vero, il fatto che una prima nazionale nel capoluogo ligure abbia riscosso interminabili appluausi tanto da far tornare sul palco per sei volte gli attori dovrebbe essere una sufficiente garanzia di qualità dello spettacolo. Se poi si considera che il termine spettacolo può essere improprio e si può meglio adattare la locuzione invito alla riflessione, questo può assumere un valore ancora maggiore.
All’indomani del sessantesimo anniversario della Liberazione della nostra Patria il Duse di Genova ospite fino al 30 Aprile un’opera di Ariel Dorfman sull’avvio delle fasi delicate di transizione in Cile dopo il crollo del regime di Pinochet e, tramite questa, porta in scena tutto il dolore, tutta la sofferenza e tutto l’odio portati da qualsiasi regime in questo mondo. Un caso singolo di un giudice chiamato a far parte della Commissione d’Inchiesta e di sua moglie orrendamente torturata quindici anni prima che il regime giungesse al suo epilogo, ma un caso uguale a quello di molti altri nel mondo, purtroppo. Un caso singolo che porta in se in qualche modo tutti i casi analoghi e che per questo ha ancora di più forza; una scenografia essenziale che non da indicazioni di tempo e di luogo per qualcosa che, purtroppo potrebbe accadere in qualunque momento e dappertutto; un trio di attori che sa portare in scena non una recita, ma i fatti, muovendosi e parlando con l’estrema naturalezza di chi sa calarsi perfettamente nel ruolo riuscendo così a rendere l’opera più leggera per gli spettatori; un invito alla riflessione che non va perduto, anzi va accolto per non dimenticare gli errori e gli orrori del passato perché questi non si ripetano in futuro.
Francesco Ristori
G.S.I. "l’Orma"
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