Nata dallo stesso autore del “Pulcinella “ di Massimo Ranieri, “Uscita di emergenza” è una commedia che conquista innanzitutto per l’originalità del dialogo e per la particolarissima comicità dei due personaggi: due relitti messi a dura prova dalla vita, che non sono in grado di esprimere altra volontà se non quella di spostarsi su e giù per l’unica stanza che costituisce il loro covo.
Due personaggi e due persone, due modi diversi di vivere e di intendere la vita, due caratteri che si incontrano e si scontrano mettendo il luce umanità e disumanità del nostro tempo.
Lontano dalla napoletanità da cartolina, i personaggi sono carichi di umanità dolente, fisicità , carnalità , imbevuti di rabbia e candore, di violenza ed innocenza.
Minacce, sospetti reciproci, equivoci, travestimenti costituiscono ormai il loro tragico e allo stesso tempo clownesco sistema di affrontare il vivere quotidiano, in un rapporto di comica e latente omosessualità .
Un testo appassionante, pervaso da una grande comicità , in cui i due attori possono mettere in evidenza tutta la loro lunga esperienza artistica, arricchendo la loro interpretazione con numerosi momenti di prorompente ilarità , in una atmosfera di notevole impatto emotivo, grazie anche ad una regia attenta e minuziosa che scava nell’animo dei due curiosi personaggi: Cirillo, ex suggeritore di una grande compagnia di teatro e Pacebbene, ex sagrestano, che forse nascondono qualcosa di veramente scabroso del loro passato.
Antonello Avallone (anche artefice di una efficace regia), che in tanti anni di teatro ha portato in scena da Scarpetta a Pirandello, dall’umorismo ebraico newyorkese alla commedia all’italiana, personaggi comici e drammatici, e Mimmo La Rana, eclettico attore, da venti anni nella compagnia di Avallone, danno vita ad un intenso rapporto a due, in cui sentimenti ed emozioni affiorano anche (e forse soprattutto) attraverso la corazza costruita per evitare il dolore, l’amarezza, la solitudine.
La commedia si svolge a Napoli, ai giorni nostri, in una stanza che minaccia ad ogni istante di crollare sul capo dei due protagonisti, che tuttavia non trovano il coraggio di lasciarla.
Ma le indicazioni di luogo e di tempo non sono del tutto indispensabili alla comprensione della vicenda poichè la disperata solitudine che la pervade può, senza sforzo alcuno, appartenere ad una qualsivoglia area sociale colpita da un processo di lenta ed inarrestabile degradazione.
C’è semmai, di tipicamente meridionale, una certa abitudine ad allontanare angosce e paure attraverso battute comiche, qualità proveniente da una atavica confidenza con la sventura. Trattasi di una comicità mai fine a se stessa, ma sempre profondamente legata allo sviluppo dell’azione.
Chiusi nell’angusto perimetro della loro stanza, un ex suggeritore (Cirillo) ed un ex sacrestano (Pacebbene) " l’uno esponente di un mondo laico quale il teatro, l’altro imbevuto delle più deteriori espressioni di una fede senza gioia " vivono una quotidianità che via via si colora di toni sempre più ambigui e minacciosi. La convivenza forzata, infatti, si traduce in un ininterrotto rapporto sadomasochistico, cui fa da contrappunto il mondo esterno con i suoi crolli e i suoi laceranti miagolii di gatti famelici.
La minaccia di un crollo più vistoso li trova uniti, solidali, quasi due naufraghi accomunati dallo stesso destino, ma quanto durerà questo precario e occasionale accostamento ?
Scritta nel 1978, e con preciso riferimento al bradisismo (fenomeno a cui l’area napoletana è da sempre sottoposta) “Uscita di emergenza” ha visto, dopo il terremoto dell’80, aggiungersi ai suoi valori emblematici anche quello di una cronaca asciutta e spietata.
Laura Schiavella
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