RAMALLAH -- Le contraddizioni e le difficoltà enormi per una risoluzione della questione mediorientale sono tutte in queste ultime ore. Dopo che giovedì sera il presidente dell’Autorità Palestinese Yasser Arafat aveva dichiarato un "cessate il fuoco immediato e incondizionato", venerdì, Israele, ha circondato con carri armati e bulldozer il suo quartier generale, a Ramallah, ed ha iniziato ad abbattere i muri e le protezioni esterne, riuscendo a penetrare all’interno.
In tutta l’area sono in corso combattimenti, ed una parte del comprensorio di Arafat, in Cisgiordania, è in fiamme. Le immagini della televisione del Qatar Al Jazeera mostrano fumo salire dal complesso.
Ma Zinni non molla la mediazione
Quattro persone sono morte e 25 sono rimaste ferite, di cui quattro in modo grave, nel corso dell’operazione israeliana a Ramallah. La città è senza elettricità e, secondo fonti locali, c’è resistenza contro gli israeliani e sparatorie sono in corso in numerosi punti della città .
Nonostante la nuova ondata di gravi violenze, l’inviato americano Anthony Zinni ha deciso di rimanere ugualmente nella regione per continuare la sua missione di pace: lo ha reso noto un portavoce dell’ambasciata americana a Tel Aviv.
Sharon: "Chiedevamo pace, la risposta è stata terrorismo"
Poco prima dell’iniziativa militare il premier israeliano Ariel Sharon aveva tenuto a Gerusalemme una "bollente" conferenza stampa nella quale ha sostenuto che Israele ha cercato "in tutti i modi" di raggiungere un cessate il fuoco con i palestinesi, a cui "ha teso una mano di pace" e ha ricevuto in cambio "terrorismo, terrorismo terrorismo".
"Nessun altro paese al mondo avrebbe potuto tollerare una tale serie di attentati" ha aggiunto ricordando i 21 morti della strage di Natanya, i quattro morti della incursione nella colonia di Elom Moreh e i due morti di Netzarim, di venerdì.
Infine ha dichiarato Arafat "un nemico" e ha annunciato che per tale Israele l’avrebbe trattato, isolandolo. Detto fatto sono cominciati gli attacchi al quartier generale del leader palestinese.
Arafat: "non ci arrenderemo mai"
Dalla parte opposta ovviamente reazioni "in linea". Parlando al telefono con l’emittente del Qatar Al Jazeera, Arafat ha usato parole dure: "Israele mi vuole prigioniero, o morto, o vuole espellermi, ma io dico di no. Spero di diventare un martire in terra santa. Ho scelto questo percorso e se cadrò, un giorno un bambino palestinese innalzerà la bandiera palestinese sulle nostre moschee e chiese", ha dichiarato dal suo quartier generale a Ramallah sotto assedio. "Nessun palestinese e nessuno nella nazione araba si arrenderà o si piegherà ".
Prima, il consigliere di Arafat Nabil Abou Roudeina aveva definito il discorso di Ariel Sharon una "evidente dichiarazione di guerra contro il popolo palestinese".
Continuano intanto le violenze nei Territori, secondo la radio israeliana, che ha segnalato l’uccisione nella mattinata di due coloni ebrei, da parte di un palestinese armato di coltello nella striscia di Gaza, a Netzarim.
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