NAZIONI UNITE -- Giovedì è il giorno di George W. Bush: il presidente degli Stati Uniti esporrà davanti alle Nazioni Unite il piano d'azione americano, armato o meno, contro l’Iraq. Prima di Bush, tuttavia, a dire la sua sarà il segretario generale dell’Onu, Kofi Annan, che oltre a lanciare un monito all’Iraq non mancherà di criticare l’amministrazione americana.
Con un'insolita procedura, infatti, l’ufficio di Annan ha distribuito la relazione del Segretario generale già nella tarda serata di mercoledì (e i suoi assistenti affermano di aver dato una copia in anticipo anche ai rappresentanti statunitensi), quasi ad assicurarsi che i 190 componenti dell’Assemblea generale avessero chiaro il suo punto di vista prima di ascoltare le parole di Bush.
Un punto di vista severo, quello di Annan, in cui viene duramente messa in discussione la politica del presidente americano sulla questione irachena. Sottolineando che ogni nazione ha il diritto di difendersi quando attaccata, il Segretario generale, che parlerà subito prima di Bush, dirà che solo le Nazioni Unite possono autorizzare l’uso della forza nei casi che vanno oltre una legittima autodifesa.
"Ma Baghdad smetta le provocazioni"
Senza fare riferimento direttamente all’ipotesi statunitense di un raid preventivo sull’Iraq, Annan - si legge nel testo - ribadirà : "Quando gli Stati decidono di usare la forza per occuparsi di più ampie minacce alla pace e alla sicurezza internazionali, non c’è nessuno che possa sostituire l’esclusiva legittimazione di cui sono munite le Nazioni Unite".
Una bacchettata chiaramente diretta agli Stati Uniti, sebbene non nominati. Seguita però da un'apertura a un eventuale intervento militare sotto l’egida dell’Onu: "Se le provocazioni dell’Iraq continueranno, il Consiglio di Sicurezza dovrà assumersi le proprie responsabilità ".
Ma, ha fatto capire Annan, l’Onu potrebbe agire solo dopo aver compiuto nuovi "sforzi per ottenere il rispetto iracheno delle risoluzioni" e davanti a un eventuale rifiuto da parte dell’Iraq di riammettere gli ispettori, decisione quest'ultima che dovrebbe avvenire "nell’interesse della stessa gente irachena oltre che del mondo intero".
Con il contributo di Reuters
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