ESTERI - Uno schiaffo lungo 50 pagine. Tony Blair scaglia contro Saddam Hussein un denso e documentatissimo dossier, che raccoglie le prove del pericolo che l’Iraq continua a rappresentare per la comunità internazionale. Parla alle camere riunite, il premier britanico, ma è come se parlasse al mondo intero: un'arringa implacabile, che vuole mettere Saddam con le spalle al muro, svolta forse anche per conto del grande alleato americano e contro i dubbi e i tentennamenti di chi alla guerra non ci sta.
Saddam che fra uno o due anni, con l’aiuto di un paese straniero, o altrimenti fra 5, potrebbe mettere a punto la propria arma atomica. Saddam che tiene nascosti missili di media gittata coi quali raggiungere Cipro, Turchia o Israele, e ne prepara alcuni che potrebbero colpire ad oltre mille chilometri di distanza. Alcune rampe di lancio sarebbero state individuate dai satelliti: un programma di riarmo che potrebbe essere a pieno regime entro il 2007.
Saddam che in soli 45 minuti potrebbe attivare un ricostituito arsenale biochimico, e ritiene decisiva l’arma biologica per mantenere il suo stesso potere e la sua sfera di influenza regionale. Saddam che ha già cercato di acquistare quantità rilevanti di uranio dall’Africa da utilizzare per fini bellici. Non è che vogliamo attaccare comunque " ha detto Blair - bisogna però disinnescare questa miccia, accesa contro il mondo. Le sue parole arrivano a Bush, che definisce 'terrificantè il dossier del governo britannico, la conferma che il programma di riarmo del dittatore è "vigoroso".
Ma le parole e le cifre di Blair arrivano anche a Baghdad. E l’Iraq replica: macchè prove, sono accuse prive di fondamento, e invita nuovamente gli ispettori dell’Onu. "Vengano, agiranno senza alcuna restrizione, portino con sè il documento inglese e verifichino di persona. Non troveranno nulla".
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