Baghdad - La 13ma giornata della guerra in Iraq è stata ancora una volta quella delle vittime civili: ben tre stragi (moltissimi i bambini e le donne) hanno fatto registrare un bilancio di una sessantina di morti in poche ore.
Il primo episodio è avvenuto nella notte ad un posto di blocco americano a Najaf: i soldati, forse per timore di kamikaze, hanno sparato su un veicolo uccidendo 10 persone. La versione iniziale del Pentagono è stata smentita da un cronista americano; in seguito Bush e le autorità militari Usa si sono rammaricatiZ dell’incidente addebitandolo però a Saddam, avendo i suoi fedayn spesso usato mezzi civili per i loro attacchi.
La seconda e la terza strage sono avvenute presso la città di Hillah: è stato bombardato un quartiere residenziale (33 vittime e centinaia di feriti) mentre un missile ha centrato un'auto con 15 persone della stessa famiglia, uccidendole tutte tranne una. Saddam ha chiamato il mondo arabo alla "guerra santa" ma senza comparire in tv e migliaia di volontari stanno rispondendo al suo appello. Il ministro della Difesa Usa Rumsfeld ha annunciato che «solo la resa incondizionata fermerà la guerra» e che la Divisione "Medina" della Guardia repubblicana è stata distrutta.
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