Le Nazioni Unite non cedono al ricatto del terrore e confermano l’intenzione di rimanere a Baghdad, dove la rappresentanza Onu ha il compito di vigilare sulla pace e sulla stabilità della nazione, impegnata nella difficile fase della ricostruzione postbellica.
Lo ha detto il segretario generale dell’Onu, Kofi Annan, in una nota diffusa mercoled
Le parole di Annan giungono a meno di 24 ore di distanza dall’attentato di martedì al quartier generale delle Nazioni Unite a Baghdad, presso l’Hotel Canal, nel quale sono morte 17 persone, tra cui il rappresentante speciale in Iraq del segretario generale delle Nazioni Unite, Sergio Vieira De Mello.
"Continueremo il nostro lavoro con perseveranza, perché è ciò che dobbiamo fare, senza esitazioni", ha detto Annan nel corso di un incontro stampa con i giornalisti a Stoccolma, dove si è temporaneamente recato prima di fare ritorno al Palazzo di Vetro. "Non ci faremo intimidire", ha aggiunto.
Annan ha anche spiegato che, a dispetto dell’assenza di piani di evacuazione dello staff Onu da Baghdad, una qualche iniziativa, in vista del potenziamento delle misure di sicurezza, andrà senz'altro presa.
Le voci dei rappresentanti Onu sul luogo della tragedia riecheggiano le parole del Segretario Generale. "Siamo qui per aiutare il popolo dell’Iraq, non per vivere dietro a una barriera di filo spinato. Credo, anzi, che l’aggressione che abbiamo subito abbia raddoppiato le nostre intenzioni di assicurarci che l’opera della ricostruzione proceda con successo".
l’amministrazione civile dell’Iraq, l’organismo guidato dallo statunitense Paul Bremer, ha disposto d'urgenza una serie di misure per rafforzare i livelli di sicurezza nella capitale irachena, attivando, allo stesso tempo, ogni sforzo per riuscire a risalire ai responsabili dell’attacco esplosivo, definito dallo stesso Bremer, "un crimine non solo contro le Nazioni Unite, ma contro l’Iraq".
(segue...)
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