IRAQ, Un razzo che ha colpito ieri sera l’ambasciata americana, nel cuore della poderosa fortezza chiamata “Green Zone” al centro di Baghdad, ha provocato la morte di almeno due statunitensi (un civile e un marinaio) e il ferimento di altri quattro; ma è stato solo il culmine - un’azione altamente dimostrativa, visto il bersaglio " di una vigilia elettorale ad alta tensione in tutto il Paese, colpito da attacchi di ogni genere mentre lo stato d’emergenza che doveva scadere l’8 febbraio veniva già prorogato di 30 giorni.
Perfino inutile appare il dettaglio degli episodi bellici - in cui a rimetterci sono sempre e soprattutto gli inermi civili iracheni - anche per la scarsa attendibilità delle incomplete informazioni ufficiali e ufficiose disponibili; è certo però che da nord a sud, perfino in località meno note come Suwayrah (Iraq centrale)la guerriglia non ha risparmiato alcun mezzo, dal kamikaze all’autobomba, per scoraggiare i molti o pochi " sul numero hanno polemizzato oggi perfino presidente e primo ministro ad interim iracheni -che domani volessero recarsi alle urne.
Nella città santa di Nayaf, gli sciiti avrebbero comunque già festeggiato in anticipo la loro 'vittoria', mentre all’estero la diaspora starebbe votando " nonostante quel che affermano molti grandi mezzi di informazione - in misura oltremodo contenuta (15%?) rispetto al milione e 200.000 iracheni espatriati, censiti come aventi diritto al voto. [CO]
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