IRAQ: Notizie contrastanti e frammentarie sono giunte in giornata dall’Iraq dove entro oggi, almeno sulla carta, il Parlamento avrebbe dovuto approvare la nuova Costituzione: nel primo pomeriggio il capo del Dipartimento dell’informazione dell’Assemblea nazionale, Bishro Ibrahim, aveva annunciato un ulteriore rinvio, questa volta ’sine die’, del voto fino alla fine delle “consultazioni tra i leader politici”; la decisione era stata confermata da un deputato arabo eletto nelle lista curda, Monzer Feddal. Quasi in concomitanza, un portavoce del governo, Laith Kubba, aveva invece dichiarato ai giornalisti che la versione finale della bozza era stata completata in vista del voto odierno. Nel tardo pomeriggio da Roma, dove oggi ha incontrato il Papa, il ministro degli Esteri, Hoshyar Zebari, si era detto ottimista sull’approvazione del testo entro la fine della giornata. Infine è stato il primo ministro Ibrahim Jaafari, in una conferenza stampa in diretta tv, a confermare l’ulteriore posticipo pur minimizzando: “Mai nella storia una Costituzione è stata approvata in così breve tempo e in condizioni così difficili...il ritardo è necessario per convincere i nostri fratelli sunniti”.
Intanto, dopo gli scontri della notte scorsa tra milizie sciite a Najaf e Baghdad, con un bilancio di otto morti, sul terreno di guerra la giornata in Iraq si è aperta con un assalto armato in un caffè ad Abu Saida, nei pressi di Baquba, costato la vita ad almeno sei civili; nella regione petrolifera settentrionale di Kirkuk è stato assassinato un cittadino filippino che lavorava per una società di servizi americana, mentre un ordigno artigianale ha ferito cinque persone. A Shorgat, 300 chilometri a nord di Baghdad, un ordigno artigianale esploso al passaggio di un convoglio militare americano ha ucciso tre passanti, fra cui una bambina.
A fine mattinata la polizia ha rinvenuto 36 cadaveri gettati in un fiumiciattolo a sud di Baghdad: le vittime sarebbero tutti uomini, con indosso solo gli indumenti intimi, ognuno ucciso con una pallottola alla testa. Il capo della polizia di Al-Odhaim, 120 chilometri a nordest della capitale, ha infine riferito dell’uccisione di due guardie del corpo del capo dello Stato Jalal Talabani e del ferimento di altre sette in seguito ad un attacco della guerriglia contro il convoglio presidenziale; al momento della sparatoria Talabani non era presente. [FB]
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