TURCHIA: MEDIO ORIENTE Misna su Ladysilvia;
“È essenziale guardare all’atto abominevole compiuto a Malatya tenendo conto dei dibattiti politici che si stanno svolgendo in Turchia"”: inizia così l’editoriale di Bulent Kenes pubblicato oggi dal ’Today’s Zaman’ uno dei più diffusi e influenti quotidiani in inglese del paese. “Mentre la possibilità che la presidenza vada al capo di un partito con un forte connotato religioso viene vivacemente dibattuta " continua l’editorialista - i sospetti che un presidente religioso possa sviare la Turchia dal suo sentiero secolare circolano nelle menti dell’opinione pubblica turca e di quella mondiale. Sembra quasi che in certi ambienti possano aver pensato che commettere un atto orrendo come quello di Malatya possa essere il miglior modo per rafforzare e consolidare questi sospetti”.
La lettura politica del triplice omicidio di Malatya si ritrova oggi in molti editoriali pubblicati sulla stampa turca che, seppur con toni diversi, accusano l’incandescente dibattito politico degli ultimi mesi, sia quello nazionale che quello locale, di aver creato un clima in qualche modo favorevole alle azioni di gruppi estremisti più legati all’ultranazionalismo turco che al radicalismo religioso. “Per il momento non ci sono informazioni solide sui moventi dei responsabili di questo atto brutale, ma non si può non valutare che i fatti di Malatya sono solo gli ultimi di una serie di incidenti che hanno coinvolto non-musulmani o uomini religiosi non islamici in Turchia. Anche se le modalità del brutale omicidio di Malatya ricordano atti simili compiuti dall’organizzazione terroristica turca Hezbollah alla fine degli Anni ’90, sembra più probabile che l’incidente di Malatya sia motivato dalle crescenti spinte neo-nazionaliste e da timori xenofobi, più che da motivazioni religiose” scrive ancora Kenes sul Today’s Zaman.
L’editorialista prosegue con alcune considerazioni sugli ultimi assassinii che hanno scosso il paese: “Il fatto che nessuna motivazione religiosa sia stata trovata nell’omicidio del sacerdote cattolico don Andrea Santoro, ucciso da un adolescente nel febbraio del 2006, o in quello del giornalista turco-armeno Hrant Dink, anch’egli vittima di un adolescente lo scorso gennaio, può almeno dare un’idea del non coinvolgimento dei ’circoli religiosi’ in questi incidenti.
Non può essere una coincidenza che le prove emerse da tutti questi tre incidenti portino sempre verso circoli neo-nazionalisti, xenofobi e ultraprotezionisti” ribadisce l’editorialista dello Zaman. Nonostante l’interpretazione diffusa, secondo Kenes “è importante sottolineare che le reazioni al lavoro dei missionari sono sempre arrivate da ambienti che non hanno niente a che fare con la religione e non da gruppi legati all’Islam o al mondo religioso turco” sottolinea ancora il giornalista, le cui parole sono confermate oggi da svariate fonti, locali e internazionali, che hanno precisato come le minacce rivolte in passato alla casa editrice ’Zirve’ provenivano sempre dai gruppi di neonazionalisti molto diffusi e particolarmente radicati nella zona di Malatya, gli stessi gruppi che, con le loro minacce, portarono alla chiusura della casa editrice ’Kayrà (’Grazia’), il vecchio nome della società che stampava Bibbie e altre pubblicazioni religiose protestanti in turco nei cui locali ieri si è consumato il triplice omicidio. (continua) [MZ]
La Redazione Ladysilvia
Ultimi Articoli
Ferrari, i segreti di Maranello: Grassia incalza Capelli e Boccafogli tra uomini, strategie e futuro della Rossa al Panathlon di Milano
Fibra ottica in provincia di Como: 145 comuni nel Piano Bul, oltre 144.000 immobili attivabili
Leone, il neonato ritrovato a Cinisello Balsamo respira senza supporto
Gaza, dalla Lombardia altri 150mila euro per acqua e assistenza agli sfollati
Milano premia i suoi protagonisti: a Palazzo Marino otto “Volti della Metropoli” che raccontano il futuro della città
Premio Volti della Metropoli: a Palazzo Marino i riconoscimenti alla VI edizione
Milano celebra i suoi protagonisti: torna il Premio “Volti della Metropoli”
Roma, talenti, Via Antamoro, vent’anni di attesa: ma chi paga il prezzo delle promesse rimaste sulla carta?
Winners Cup 2026, oltre 200 giovani pazienti oncologici in campo a Milano