Darfur: La scorsa notte il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato all’unanimità una risoluzione che autorizza l’invio, nella martoriata regione sudanese, della cosiddetta forza ibrida di interposizione, formata da caschi blu e soldati dell’Unione Africana, da sempre osteggiata dal regime sudanese.
Gran parte del merito della decisione spetta all’azione mediatrice del primo ministro inglese Gordon Brown.
La forza ibrida sarà composta da 26000 uomini, di cui 19555 soldati, 2600 poliziotti e 360 osservatori militari oltre ai componenti dell’Unione Africana; il dispiegamento è previsto entro l’anno, mentre l’intero costo dell’operazione si aggira sui due miliardi di dollari.
Servirà a fermare il genocidio in atto? Staremo a vedere.
Intanto non si può fare a meno di notare alcune incongruenze, risultato della presenza cinese nel Consiglio di sicurezza.
Nel testo approvato manca qualunque riferimento all’operato delle milizie islamiste Janjaweed, responsabili a più riprese di efferati massacri. Non si citano i ripetuti attacchi dell’esercito governativo sudanese a donne e bambini in fuga e si omette di minacciare l’adozione di sanzioni economiche. L’uso della forza per gli operatori ONU è autorizzato solo per la legittima difesa.
Molte incognite, dunque, e varie scappatoie che consentiranno al regime islamista di continuare nella sua politica e alla Cina di acquistare petrolio e vendere armi.
È una risoluzione frutto di un compromesso al ribasso.
Il ruolo degli Stati Uniti, fortemente inviso agli islamisti di ogni risma, è limitato alla copertura finanziaria ed al trasporto delle truppe in Darfur. Inoltre non è affatto chiaro quali paesi forniranno i soldati.
Con questa risoluzione si potrà avviare, per ora, la cessazione dei combattimenti e degli attacchi ai civili inermi. È importante, ma non sufficiente a contrastare le velleità subimperialiste e nichiliste del governo sudanese.
Il sottosegretario agli affari esteri
Andrea Bonesso
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