Ieri si è consumato l’ultimo atto della lunga guerra in Campania fra Ciriaco De Mita e Antonio Bassolino, accusato di «verticismo» e di avere adottato metodi «il più lontano possibile da ogni forma di partecipazione delle rappresentanze popolari». Il «divorzio» è stato sancito ieri, con la decisione niente affatto a sorpresa del Ppi di chiamarsi fuori dalla maggioranza alla Regione. Maggioranza che dopo la defezione dei sette popolari presenti in Consiglio è notevolmente indebolita. A sostenere il Governatore Bassolino, infatti, rimangono 31 consiglieri su 60, troppo pochi per consentire alla giunta di affrontare con serenità votazioni su temi importanti come il bilancio. Ma lo strappo napoletano impensierisce anche i vertici nazionali del centro-sinistra, che in Campania ha conservato una delle ultime roccaforti dopo la dèbâcle elettorale. Il segretario del Ppi, Pierluigi Castagnetti, ha parlato a lungo del «caso Campania» con De Mita, responsabile regionale del partito. Non è tranquillo neanche Francesco Rutelli che ieri, durante l’esecutivo nazionale, ha chiesto ad Antonio Maccanico di fare opera di mediazione. E «grande preoccupazione per una crisi che investe la più grande regione italiana governata dal centrosinistra» viene espressa anche dal Segretario Nazionale dei Ds Piero Fassino, che si unisce all’appello rivolto al Partito Popolare, «perché riconsideri la sua decisione e si avvii immediatamente un confronto politico e programmatico. «Qualche preoccupazione nella Margherita c’è - ammette un esponente dell’esecutivo -. Siamo nel pieno della fase costituente del partito in Campania. E questo non produce certo un’immagine di coesione». La crisi alla Regione era nell’aria da mesi. I protagonisti, o meglio i duellanti, sono sempre loro, Antonio Bassolino e Ciriaco De Mita. Il primo ha fatto del presidenzialismo il suo vessillo, il secondo non lo sopporta. De Mita non ha mai digerito che i consiglieri regionali venissero esclusi a priori dalla giunta, mentre Bassolino vuole una squadra di esterni per sfuggire all’accerchiamento dei partiti. E nella lunga guerra non sono mancati i colpi ad effetto, come le dimissioni mesi fa di due dei tre assessori popolari: il terzo, Teresa Armato, non ha mai voluto saperne di lasciare, scatenando le ire del suo partito a Napoli. «La richiesta di condivisione delle scelte e dei programmi è avvertita da Bassolino come un fastidio ormai insopportabile che lo costringe a estrometterci, considerando superflua la nostra partecipazione alla giunta - hanno spiegato i popolari in un documento -. Tutto questo, nonostante che il Governatore abbia incassato l’utile risultato elettorale del Ppi, che in Campania ha raggiunto l’11,6% dei consensi». Bassolino, in visita ufficiale in Marocco, si mostra tranquillo. Non così il suo compagno di partito, Pietro Folena: «Solidarizzo con i ds campani e con il presidente della Regione, e non posso non esprimere il mio stupore per l’iniziativa del Ppi. I leader nazionali dell’Ulivo, Rutelli e Fassino, devono intervenire immediatamente anche per allontanare l’idea che gli avversari del Ppi e del centro dell’Ulivo siano da individuare nella sinistra o nel centrosinistra. Il vero nemico è questa destra arrogante». Franco Marini, responsabile organizzativo della Margherita, esprime invece «solidarietà al Ppi e alla Margherita campana». E commenta: «In politica c’è una regola che vale sempre: chi ha maggiori responsabilità deve farsi carico per primo delle difficoltà che sorgono in una coalizione. Bassolino, questa regola, non l’ha rispettata».
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