SONDRIO -- La piccola Vittoria è morta per asfissia da annegamento. È questo il risultato dell’autopsia sul corpo della bimba uccisa a Madonna dei Monti, una frazione di Valfurva. Di quel delitto è accusata sua madre Loretta Zen, di 31 anni, che, in preda a una crisi depressiva, l’avrebbe messa in lavatrice.
l’esame autoptico è stato portato avanti lunedì sera nell’Ospedale di Sondrio, quello stesso ospedale dove è stata ricoverata sotto stretta sorveglianza nel reparto di psichiatria anche la mamma della bimba.
Il medico legale, Antonio Osculati, ha comunque deciso di prendersi due mesi di tempo prima di depositare la sua relazione conclusiva.
l’interrogatorio
Ieri sera il procuratore della repubblica che si occupa del caso, insieme con il pubblico ministero incaricato delle indagini, ha interrogato la donna nell’ospedale di Sondrio. Un colloquio breve, quasi una formalità per contestare a Loretta l’accusa di omicidio volontario aggravato. La giovane mamma non ha pronunciato una sola parola ed aveva lo sguardo perso nel vuoto.
Ora sarà una perizia psichiatrica a stabilire le sue condizioni mentali.
Per ora la donna è ancora in stato confusionale e non è in grado di fornire una lucida ricostruzione di quello che è accaduto.
La ricostruzione
Domenica la famiglia si era riunita per la Festa della Mamma, ma ad un certo punto Loretta si era trovata sola in casa con la neonata. Dopo il ritrovamento della piccola fatta annegare nella lavatrice di casa della nonna materna, Loretta non è stata in grado di spiegare quanto è successo.
A quanto si è saputo, lo stato di prostrazione psichica della donna era tale che non sarebbe quasi stata in grado nemmeno di affrontare l’interrogatorio davanti a investigatori e inquirenti.
La giovane madre soffriva di gravi disturbi derivanti dalla scomparsa del padre, e le sue condizioni si sarebbero aggravate dopo la sua seconda gravidanza. Loretta Zen e il marito hanno infatti un'altra bambina di 11 anni.
Il ritrovamento del corpicino senza vita è stato fatto dal padre, Venanzio Compagnoni (il cognome più diffuso nella valle), al rientro a casa con l’altra figlioletta, di 11 anni. Il padre, sconvolto, ha chiamato una cognata, che ha dato l’allarme ai carabinieri.
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