ROMA - Via libera della Corte costituzionale al referendum sull’articolo 18 proposto da Rifondazione comunista. Sarà il voto popolare a decidere se estendere il diritto al reintegro in caso di licenziamento senza giusta causa a tutti i lavoratori, anche quelli di aziende con meno di 15 dipendenti. Non ammissibili invece il referendum sull’estensione di alcuni diritti sindacali e quello sull’abrogazione di norme relative al contributo statale per le scuole private e di altre norme in materia di personale docente.
La Margherita ritiene "ingiustificato e pericoloso il referendum per l’estensione dell’articolo 18 alle aziende con meno di 15 dipendenti". In un documento approvato oggi dall’assemblea federale si sostiene che "lo strumento del referendum è del tutto inadeguato per il riconoscimento di tutele in materia sociale, che vanno modulate secondo le esigenze effettive delle varie realtà produttive".
Contrario in modo netto alla consultazione il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti: "Tutelare i lavoratori a cui oggi non si applica l’articolo 18 è un problema vero e che esiste. La risposta del referendum, qualunque sia il suo esito, non è una risposta efficace". Il leader della Cisl, Savino Pezzotta, preferisce invece non sbilanciarsi e si limita a dire: "Al momento opportuno vedremo. Non commento le decisioni della Consulta prima di aver riunito la segreteria confederale".
Nell’Ulivo, Margherita e parte dei Ds sono d'accordo sul no al referendum. La Margherita lo ritiene "ingiustificato e pericoloso", mentre Francesco Rutelli parla di cosa "assurda" e sostiene che se passasse il referendum sarebbe possibile "la costituzione di rappresentanze sindacali in aziende con un dipendente. E si trasformerebbe così un successo cui tutti hanno concorso (Cgil, Ulivo, Cisl, Uil e anche la Margherita), estremamente importante" nel suo contrario. Nei Democratici di sinistra Vincenzo Visco si dichiara pronto a votare no, mentre l’ex ministro del Lavoro Cesare Salvi sostenere il referendum è "una battaglia di civiltà ".
Preoccupato il ministro del Welfare Roberto Maroni. "Il quesito referendario sull’articolo 18, se dovesse malauguratamente essere approvato - commenta - allontanerebbe definitivamente l’Italia dall’Europa". Tale eventualità "renderebbe ancora più arduo l’obiettivo di aumentare il tasso d'occupazione".
Dura la posizione dell’economista e parlamentare europeo di Forza Italia Renato Brunetta che annuncia la costituzione di comitati per il no, come fa anche il segretario dei Radicali Daniele Capezzone. "Abbiamo già costituito i comitati per il no per il referendum sull’articolo 18 e siamo pronti a chiedere un confronto su questo tema" dice Capezzone. Il referendum sull’estensione dell’articolo 18, afferma Brunetta, sarà utile "a fare chiarezza sulle strumentalizzazioni della Cgil".
Oltre ai due referendum sullo Statuto dei lavoratori e a quello sulla scuola privata, la Consulta si è espressa anche sui due quesiti relativi alla sicurezza alimentare e ai rifiuti, dichiarati inammissibili, mentre ha dato via libera a quello sugli elettrodotti (abrogazione della norma sulla servitù coattiva, vale a dire far cadere l’imposizione per il proprietario di un fondo di far passare sul proprio territorio un elettrodotto).
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