Gianpaolo Zini resta in carcere. l’uomo che- probabilmente convinse- i vertici Parmalat a investire- nel- fondo Epicurum, in prigione- dallo scorso 31 dicembre, si è visto respingere- dal gip di Parma Pietro Rogato- la richiesta di scarcerazione o- di arresti domiciliari, nonostante la difesa avesse depositato una perizia medica sui suoi problemi di salute.
A breve su Zini dovrà pronunciarsi il tribunale del riesame di Bologna, che già in passato aveva respinto una analoga istanza. Zini, secondo gli inquirenti, fu- la mente legale dalla truffa che ha portato al crac dell’azienda di Collecchio, il cervello- che offriva consulenza legale alle operazioni di finanza creativa dell’ex direttore finanziario Fausto Tonna. Zini si- è sempre difeso negando di aver tratto proventi illeciti ed aver contribuito a depauperare il patrimonio della Parmalat creando danno ai creditori: ha sempre sostenuto di avere svolto il suo lavoro di avvocato.
Anche Zini rientra nell’elenco dei 27 nomi citati nel ricorso presentato dal commissario straordinario di Parmalat Enrico Bondi per chiedere il sequestro preventivo dei beni nei confronti di coloro che avrebbero operato la cattiva gestione, causando la voragine di debiti del gruppo Parmalat pari a oltre 14 miliardi. Zini, tramite il suo legale, ha presentato al tribunale civile di Parma, una memoria difensiva, nella quale si legge che "pagherebbe qualsiasi cifra pur di uscire di cella se la misura cautelare (ovvero il sequestro dei beni) fosse sufficente ad ottenere la scarcerazione".
Giampaolo Zini, residente a New York con studio legale in America, risulta titolare di un patrimonio - tra beni mobili, immobili, partecipazioni e finanze - sui 3,5 milioni di euro. Tuttavia, spiegano i legali sollevando un problema di competenze territoriali, Zini non risulta possedere alcun bene nel circondario del tribunale di Parma.
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