Un boomerang. l’esposto-denuncia firmato da Stefano Lorenzi e Annamaria Franzoni, il giorno dopo la condanna a 30 anni della mamma di Samuele, e presentato in Procura a Torino nell’agosto scorso ha provocato un terremoto. In quell’esposto i genitori di Samuele indicavano quello che secondo loro era il vero assassino del figlio. Oggi si è appreso il suo nome: si tratta di Ulisse Guichardaz, fratello di Carlo, il primo vicino di casa dei Lorenzi. La Procura di Aosta ha indagato per tre mesi sul suo conto e non ha trovato nulla. Ha un alibi: quel mattino era in casa ed è stato svegliato alle 8.10 dal fratello Carlo, poi s'è recato in negozio a Cogne dov'è rimasto per tutta la mattinata. Conseguentemente il procuratore capo di Aosta ha rimandato tutti gli atti a Torino che, autonomamente, ha aperto un’inchiesta per calunnia.
Tre avvisi di garanzia per calunnia, emessi dalla Procura di Torino, sono stati notificati a Enrico Manfredi D'Angrogna Luserna von Staufen e Claudia Sferra, consulenti tecnici dei coniugi Lorenzi, e all’investigatore privato Giuseppe Gelsomino. Le informazioni di garanzia sono state consegnate insieme ai decreti di perquisizione delle abitazioni e degli uffici dei tre. Non è stato chiarito se anche i coniugi Lorenzi, indagati nello stesso procedimento, siano stati raggiunti da avvisi di garanzia.
Ed ecco il secondo colpo di scena di queste ore: Stefano Lorenzi e Annamaria Franzoni sono stati iscritti nel registro degli indagati con l’accusa di calunnia. Insieme a loro sono stati indagati due consulenti della difesa incaricati di trovare prove contro Ulisse Guichardaz: secondo i pm Giuseppe Ferrando e Annamaria Loreto, i consulenti avrebbero falsificato tracce di sangue e impronte digitali nella villetta di Cogne. I magistrati torinesi, dopo un summit di tre ore stamattina a palazzo di Giustizia, hanno disposto perquisizioni nelle case di questi consulenti mentre papà e mamma di Samuele risultano indagati perché erano al corrente della falsificazione.
Per parte sua l’avvocato Taormina, che difende i Lorenzi, va al contrattacco: dicono che queste prove sono false perché in realtà sono decisive per scagionare la mamma di Samuele. Per fortuna - aggiunge Taormina - che ad indagare sarà la Procura di Torino e non più quella di Aosta che da sempre ha avuto un solo obiettivo, quello persecutorio verso Annamaria Franzoni. Nelle prossime ore il legale presenterà ricorso in appello contro la sentenza che in primo grado ha condannato la mamma di Cogne a 30 anni di reclusione.
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