Sono risultati incoraggianti. Non bisogna mai dimenticare, tuttavia, che nessuna assistenza internazionale può sostituirsi all’assunzione di responsabilità fondamentali dirette. I fattori chiave dello sviluppo sono gli stessi in ogni parte del mondo: stabilità , legittimità democratica dei governi, certezza del diritto, rispetto dei diritti umani e civili, libertà economica, tutela del patrimonio ambientale e delle proprie radici culturali. Creare queste condizioni, senza disperdere preziose risorse in sanguinosi conflitti armati e nei mille rivoli della corruzione, è compito primario dei beneficiari.
c’è ancora così tanto da fare. In Africa, in particolare, il raggiungimento degli obiettivi del Millennio appare come un traguardo ancora molto distante.
È soprattutto l’arretratezza rurale che frena lo sviluppo dell’Africa: terreni inariditi dall’avanzare della desertificazione e impoveriti da colture inadeguate. Grave è anche la permanente carenza di infrastrutture essenziali per la raccolta e la conservazione dell’acqua e di efficienti sistemi di irrigazione. Sempre di più l’approvvigionamento idrico, elemento indispensabile di un'agricoltura fiorente, appare come un problema strategico: bisogna mirare ad una gestione razionale di questa risorsa, che deve essere oggetto di collaborazione e non di conflitto fra i Paesi. Lo sviluppo rurale è al cuore della rinascita dell’Africa. Ne è ben consapevole la Fao, che ha impegnato la sua esperienza e le sue risorse per l’attuazione del programma di sviluppo agricolo della Nepad.
Signor Direttore Generale, l’Italia sostiene senza riserve gli sforzi della Fao. Il nostro programma di cooperazione con l’Organizzazione è tra i maggiori che conduciamo all’interno del sistema delle Nazioni Unite; esso si concentra sulla sicurezza alimentare, lo sviluppo sostenibile, l’assistenza alle politiche agricole, gli aiuti di emergenza. l’Italia accompagna a tale azione un crescente impegno finanziario a favore dei programmi per la sicurezza alimentare della Fao, dell’Ifad e del Pam. Il contributo italiano al Fondo Globale per la lotta contro l’Aids, la malaria e la tubercolosi sarà innalzato da 100 a 130 milioni di euro nel prossimo biennio. Si aggiunge, in questo campo, l’opera benemerita di efficienti Associazioni di volontariato.
l’Italia è fortemente impegnata anche nella cooperazione sanitaria, nella ricerca biomedica e nei progetti di tutela ambientale. I nostri centri di ricerca sono tra i più attivi nella formazione e nel trasferimento di tecnologie avanzate ai Paesi in via di sviluppo. Ricordo che questa è la missione specifica degli Istituti scientifici di Trieste, nati nell’alveo e nello spirito delle Nazioni Unite, che l’Italia ha voluto e largamente finanzia. Scienza e tecnologia sono strumenti essenziali per lo sviluppo rurale. Il settore agricolo, tuttavia, potrà realizzare appieno il suo potenziale solo se i prodotti dei Paesi in via di sviluppo potranno accedere liberamente ai mercati dei Paesi industrializzati. La positiva conclusione del Doha Round consentirebbe, secondo le stime della Banca Mondiale, di strappare alla povertà oltre cento milioni di persone.
Ci avviciniamo alla Conferenza Ministeriale dell’Organizzazione Mondiale del Commercio di Hong Kong. Non possiamo negare ai Paesi emergenti e ai Paesi poveri le opportunità del commercio internazionale, sulle quali si fonda tanta parte della nostra prosperità . Signor Direttore Generale, da oltre mezzo secolo la FAO si batte al fianco dei poveri, di coloro che soffrono la fame. Non vi è missione più nobile; non vi è compito che meglio rifletta lo spirito e la lettera della Carta delle Nazioni Unite, che impegna gli Stati membri ad impiegare gli "strumenti internazionali per promuovere il progresso economico e sociale di tutti i popoli".
La costruzione di un ordine mondiale più giusto è, in primo luogo, un imperativo morale. Ma non è solo questo: un mondo nel quale i benefici del progresso scientifico e della crescita economica siano ripartiti in modo più equo è anche un mondo più sicuro per tutti.
Una società che spende centinaia di miliardi in armamenti e consente che ogni anno muoiano di fame cinque milioni di bambini è una società malata di egoismo e di indifferenza.
Dobbiamo colmare il solco - fatto di ingiustizia e di disperazione - che divide Paesi ricchi e Paesi poveri; da esso traggono origine e alimento i fenomeni che minacciano la sicurezza di tutti noi: l’estremismo, il fondamentalismo, l’odio etnico. A New York, lo scorso settembre, i leader mondiali ne hanno preso atto e hanno solennemente rilanciato l’alleanza solidale tra Nord e Sud per vincere la povertà . È un impegno che non può essere disatteso: ne dipende in larga misura la convivenza pacifica tra i nostri popoli nei prossimi decenni. Signor Direttore Generale, Signori Delegati, Signore e Signori, la povertà e la fame sono i più antichi nemici dell’umanità . Per la prima volta nella storia disponiamo dei mezzi per sconfiggerli: abbiamo le risorse economiche, la tecnologia e il sostegno dell’opinione pubblica. Dipende soltanto da noi. [CO]
MISNA misna@misna.org
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