Una minoranza numerica però forte dalla speranza
In educazione il problema non è la generazione dei figli ma la generazione dei padri, non la generazione dei discepoli ma quella dei maestri. Infatti ai figli vengono al mondo come nelle notte ei tempi, con lo stesso cuore e il desiderio di essere felici, anche se la definizione di felicità h subito una forte evoluzione e non sempre positiva.
Ma quali padri, quali maestri, quali testimoni hanno di fronte?
L’educazione incomincia veramente quando un adulto intercetta una domanda e sente il dovere e la responsabilità di rispondere. Ma può rispondere solo con la vita.
Oggi, spesso i giovani si trovano di fronte a tutto perennemente indecisi, e tristi. È pericoloso perché alcuni non si possono rimanere a lungo tristi senza diventare cattivi.
Abbiamo il dovere di allargare la ragione e di sfidare la modernità per raccogliere tutto il positivo ma anche per denunciare le insufficienze di una cultura nichilista e relativista che si è costruita negli ultimi secoli e che per tanti aspetti si è rivelata nemica dell’uomo.
L’educazione non poggia su tecniche psicologiche o pedagogiche o sociologiche. E’ l’offerta di una proposta di vita esistenzialmente significativa e convincente che ha le sue radici nella esperienza del testimone.
Ci può essere una estraneità tra l’insegnamento in casa e la vita nel mondo.
l’importante è la testimonianza di un ideale grande, verificato e verificabile ogni giorno nel paragone con tutto l’orizzonte dell’esperienza umana, con tutto il mondo. Ma i giovani devono ricevere una proposta decisa, intera che tenga conto di tutti gli aspetti della realtà e di tutte le dimensioni della persona. Dobbiamo accettare l’idea di essere a lungo una minoranza numerica però forte dalla speranza.
Eugenio Armando Dondero
Portavoce
Coordinamento Monarchico Italiano
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